Il Consiglio dell’Ue ha deciso di prorogare di un anno, fino al 28 maggio 2027, le sanzioni nei confronti dei responsabili di gravi violazioni e abusi dei diritti umani, della repressione della società civile e dell’opposizione democratica, nonché del minare la democrazia e lo Stato di diritto in Russia. Attualmente, le misure restrittive dell’Ue si applicano a 72 persone fisiche e a un’entità giuridica. Le persone fisiche e giuridiche incluse nell’elenco delle sanzioni dell’Ue sono soggette al congelamento dei beni. Ai cittadini e alle imprese dell’Ue è vietato mettere a loro disposizione fondi. A tali persone fisiche è inoltre imposto un divieto di viaggio, che impedisce loro di entrare o transitare nei territori dell’Ue. L’Ue rimane ferma nella sua condanna delle violazioni dei diritti umani e delle repressioni in Russia ed è profondamente preoccupata per il continuo deterioramento della situazione dei diritti umani nel Paese, soprattutto nel contesto della guerra di aggressione condotta dalla Russia contro l’Ucraina. Il numero di Paesi partecipanti a un’iniziativa guidata dalla Repubblica Ceca per l’acquisto di munizioni per l’Ucraina si è dimezzato da quando il primo ministro Andrej Babi è tornato al potere a dicembre, promettendo di non far pagare ai cittadini cechi le armi fornite all’Ucraina. Lo riferisce il Financial Times, citando il presidente ceco Petr Pavel, ex comandante della NATO. “L’iniziativa funziona ancora, ma la nuova difficoltà è che solo circa nove Stati membri contribuiscono finanziariamente”, ha dichiarato Pavel al Financial Times.
Questa tendenza sta sollevando preoccupazioni sulla ripartizione degli oneri e sul futuro di un progetto avviato dal precedente governo filo-europeo con il forte appoggio di Pavel.
“Questa iniziativa ha fornito fino al 50% di tutte le munizioni di grosso calibro all’Ucraina, quindi in questo senso non può essere facilmente sostituita da altro”.
Dal 2024 Praga ha coordinato la fornitura di oltre 4 milioni di proiettili di artiglieria di grosso calibro a Kiev per contribuire a ricostituire le scorte di munizioni ucraine, ormai in diminuzione, e a sostenere la sua difesa contro l’invasione russa. Pavel ha affermato che il futuro dell’iniziativa dovrebbe essere tra i temi discussi al vertice NATO di Ankara a luglio. Gli Usa vogliono ridurre drasticamente il proprio contributo militare alla Nato con un taglio “significativo” di bombardieri strategici e una “riduzione di un terzo dei caccia”. Non sarebbero più forniti sottomarini e droni da ricognizione mentre si assisterebbe ad un taglio “notevole di quelli armati”. Lo riporta lo Spiegel riferendo dell’incontro, alla fine della scorsa settimana, dell’inviato del capo del Pentagono Pete Hegseth che ha informato alti funzionari degli alleati presso il quartier generale dell’Alleanza. Gli Stati Uniti “hanno chiarito che intendono mantenere la deterrenza nucleare in Europa nell’ambito della Nato. Per contro, gli europei dovrebbero farsi carico in gran parte da soli della difesa convenzionale del continente”. Da tempo gli Stati Uniti chiedono una ridistribuzione degli oneri militari nell’Alleanza e quindi a Bruxelles la comunicazione del funzionario del Pentagono Alexander Velez-Green era attesa, ma – sottolinea lo Spiegel – “non con tagli di questa ampiezza”. Nel sistema Nato di condivisione degli oneri (“burden sharing”) in vigore finora, gli Usa fornivano circa la metà delle capacità militari, ora invece chiedono una loro ridistribuzione (“burden shifting”). Gli Stati Uniti vogliono ridurre il loro impegno per il “Nato Force Model”, modello concordato nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina. Il messaggio del governo Trump è stato inequivocabile: secondo Velez-Green, gli alleati sono chiamati a colmare le lacune del disimpegno americano il più rapidamente possibile. Gli Stati Uniti, è stata la sua linea, sono pronti a cooperare strettamente con tutti i partner Nato che agiranno rapidamente. Parole che alcuni presenti alla riunione – riferisce il media tedesco citando alcune fonti – hanno interpretato come una minaccia indiretta. Gli europei, secondo la ricostruzione, sarebbero chiamati a dare una risposta entro il prossimo incontro a inizio giugno, in occasione della cosiddetta Force Sourcing Conference. Per allora, gli Stati Uniti si aspettano offerte su quali Paesi possano intervenire, in quali settori e quando. Infine, per fonti militari citate da Spiegel, con questa riduzione Washington vorrebbe soprattutto ottenere una maggiore flessibilità nel caso si complicasse la situazione nell’Indo-Pacifico. Nella notte le forze armate russe hanno lanciato un attacco con droni su Chernihiv, città dell’Ucraina settentrionale. Lo ha riferito su Telegram il capo dell’amministrazione militare di Chernihiv, Dmytro Bryzhynsky. “In città si sono udite circa 15 esplosioni. Un’azienda cittadina è stata danneggiata. Non si hanno notizie di vittime”.
Rubio: “Niente colloqui Usa-Ucraina a breve”. 9 Paesi tagliano gli aiuti militari a Kiev







