domenica, Giugno 7, 2026

Zelensky oggi a Londra, vedrà Starmer, Macron e Merz. Kiev: stop vie di rifornimento alla Crimea

Prende il via a Londra un fitto calendario diplomatico destinato a ridisegnare la strategia geopolitica del Vecchio Continente nel conflitto ucraino. Cinque appuntamenti chiave – dal vertice odierno fino alla riunione allargata del 14 luglio a Parigi, passando per il G7, il Consiglio Europeo e il summit Nato di Ankara – segnano un cambio di passo decisivo per i leader europei. La linea d’azione non si limita più alla sola pressione militare su Mosca, ma punta a strutturare una solida base per un futuro negoziato bilaterale in cui l’Europa vuole rivendicare un ruolo da protagonista. Il cuore di questa cabina di regia vede schierati il premier britannico Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron, riuniti oggi attorno al tavolo con il leader ucraino Volodymyr Zelensky. Un formato ristretto che intende guidare la coalizione dei “volenterosi” in strettissimo coordinamento con Kiev, muovendosi in un momento di forte debolezza percepita del Cremlino e di progressivo disimpegno da parte della Casa Bianca guidata da Donald Trump. Il vertice si tiene in un contesto militare surreale e caotico. Dopo il netto rifiuto di Vladimir Putin a un incontro bilaterale, Kiev ha risposto nella notte con una dimostrazione di forza senza precedenti: un massiccio attacco con 86 droni diretti contro la regione di San Pietroburgo, colpendo arsenali della Marina e una base a Kronstadt a circa 1.000 chilometri dal fronte. L’operazione, che ha causato quattro feriti lievi, ha costretto per la prima volta gli abitanti della città russa a subire l’ordine di non uscire di casa. “È ora di porre fine a questa guerra, ma il leader della Russia vuole continuare a combattere”, ha scritto Zelensky su X, definendo i raid a lungo raggio come le vere “sanzioni” ucraine contro l’aggressore. A spingere Macron, Merz e Starmer verso un’accelerazione diplomatica vi è anche il freddo realismo impresso da Washington. Le recenti dichiarazioni di Donald Trump (“Lasciamo che se la sbrighino tra loro”) certificano una temporanea ritirata americana dalla prima linea delle trattative. Sebbene gli Stati Uniti siederanno al tavolo finale, l’Europa ha compreso la necessità di muoversi in autonomia. I rapporti tra Londra e la Casa Bianca rimangono peraltro gelidi, appesantiti dalle tensioni sul caso dell’omicidio dello studente Henry Nowak. In questo dinamismo europeo si registra invece una postura più defilata dell’Italia: Roma ha ribadito il no all’invio di truppe e la premier Giorgia Meloni non ha ancora confermato la sua presenza al maxi-evento del 14 luglio a Parigi, dove Macron intende blindare l’asse europeo con una parata militare spettacolare in onore dell’Ucraina. La ricerca di una via diplomatica non coincide tuttavia con un allentamento del sostegno militare. Al contrario, l’Europa intende presentarsi al tavolo da una posizione di assoluta forza. Dopo l’uscita di scena di Viktor Orbán, i meccanismi di aiuto dell’Unione Europea hanno guadagnato in rapidità ed efficienza: Kiev si appresta a ricevere la prima tranche del prestito UE da 90 miliardi di euro. Il culmine della strategia militare si toccherà al vertice Nato di Ankara, dove l’Alleanza Atlantica si prepara ad annunciare un massiccio pacchetto di nuovi finanziamenti militari da 70 miliardi di euro, garantendo all’Ucraina le risorse necessarie per resistere e negoziare alle proprie condizioni. Il Ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha dichiarato che Vladimir Putin ha sprecato l’ultima opportunità di uscire da un conflitto fallimentare rifiutando i colloqui di pace diretti proposti dal presidente Volodymyr Zelenskyy. Lo riporta RBC-Ukraine in riferimento a un suo post sul social network X. Secondo il ministro, questa decisione strategica segna l’inizio di un drastico peggioramento per la Federazione Russa su tutti i fronti. Sul piano strettamente militare e della sicurezza, la Russia andrà incontro a perdite sul campo sempre più pesanti e a umiliazioni crescenti. Inoltre, l’intensità degli attacchi ucraini all’interno del territorio russo è destinata ad aumentare, poiché non esistono più aree franche o zone che possano considerarsi al sicuro dalla risposta di Kyiv. Dal punto di vista interno, il rifiuto del Cremlino assesterà un colpo durissimo alla stabilità socio-economica del Paese. L’economia russa affonderà in una recessione ancora più profonda, che si tradurrà in una massiccia perdita di posti di lavoro, in un inevitabile aumento delle tasse e in un’inflazione galoppante che colpirà in modo spietato le fasce di popolazione più vulnerabili. A questo scenario si aggiungerà un isolamento internazionale ancora più aspro. La pressione globale non mostrerà alcun segno di cedimento: al contrario, l’Occidente e i suoi alleati intensificheranno le contromisure attraverso l’utilizzo dei beni russi congelati, l’estensione dei divieti di viaggio e il perseguimento legale dei crimini commessi. A Sochi i detriti di un drone sono caduti in strada e l’onda d’urto ha mandato in frantumi i finestrini di un minibus con passeggeri a bordo. Nessuno di questi è rimasto ferito, secondo quanto comunicato dalle autorità del Territorio di Krasnodar. A riportarlo è l’agenzia di stampa russa Tass.

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