Una personalità «istrionica e antisociale, con tendenza alla manipolazione e alla prevaricazione», ma sostanzialmente lucida e non così grave da richiedere un trattamento sanitario obbligatorio. È questo il ritratto di Francis Kaufmann – il cittadino californiano che si fa chiamare “Rexal Ford” – messo nero su bianco dagli psichiatri dell’ospedale Santo Spirito nella loro relazione ufficiale. L’americano si trova ricoverato nella struttura sanitaria dal 17 maggio scorso, trasferito dal carcere di Regina Coeli dove è detenuto con l’accusa di aver strangolato la compagna Anastasia Trofimova e la figlia Andromeda, di appena 11 mesi. I loro corpi vennero ritrovati un anno fa, il 7 giugno, tra gli oleandri di Villa Pamphili a Roma. Il processo a carico di Kaufmann, iniziato a febbraio, aveva subìto una brusca battuta d’arresto. La Corte d’Assise aveva infatti disposto una perizia che diagnosticava all’uomo un «disturbo psicotico acuto e transitorio», ordinando un ricovero di 30 giorni per sottoporlo a cure farmacologiche. Farmaci che l’imputato, tutt’ora, si rifiuta categoricamente di assumere. Eppure, secondo i medici, la gravità del quadro clinico iniziale appare oggi «risolta». Nelle carte si legge che rispetto alle prime settimane l’americano è apparso meno ostile: ha ricominciato a mangiare, ad accettare il sapone e a curare l’igiene personale tagliandosi unghie e capelli. Dal punto di vista cognitivo viene definito “in ordine”, con un pensiero congruo. Almeno fino a quando non si toccano determinati tasti. Il fragile equilibrio di Kaufmann crolla non appena le domande si avvicinano al delitto o al suo passato recente. Quando gli si chiede di Roma o di come sia arrivato in Italia, l’uomo inizia a cambiare nome, dichiarando di chiamarsi John Montgomery o Alex York e di essere cittadino inglese. Un atteggiamento che i medici definiscono quasi “beffardo”, lo stesso mostrato davanti al consulente della Procura al quale Kaufmann ha ribadito di non ricordare assolutamente nulla. Tantomeno il momento in cui ha tolto la vita alla compagna e alla figlioletta. Sarà proprio il Tribunale, sulla base di questa nuova relazione, a stabilire se l’imputato sia nuovamente in grado di stare in giudizio e affrontare le udienze. Fino ad oggi, la Procura non ha mai messo in discussione la sua piena lucidità al momento del duplice omicidio. Se i giudici accoglieranno il parere degli psichiatri, il processo per l’orrore di Villa Pamphili potrà ripartire.







