“Il professionismo deve riconoscere il valore della base, il dilettantismo deve essere liberato da pesi amministrativi sproporzionati, le Leghe devono trovare nella Figc un interlocutore forte ma non invasivo, e le componenti tecniche devono essere coinvolte nelle scelte che determinano il futuro sportivo del Paese”, è l’indicazione nel programma di Malago’ che vede una Figc non “soltanto come autorità regolatoria” ma che sia insieme “arbitro istituzionale, motore strategico e piattaforma di servizio”. Grande spazio nel programma e’ dedicato alla Nazionale. “Il primo obiettivo è ricostruire continuità tecnica tra attività giovanile, club e nazionali. Coverciano deve diventare ancora di più il centro di elaborazione metodologica del calcio italiano. Non si tratta di imporre un modulo o una scuola unica, ma di creare un linguaggio comune e una capacità di confronto costante tra Federazione e Club”, è l’idea dell’ex presidente del Coni. Tra gli obiettivi c’è quello di evitare la dispersione del talento e grande spazio nel programma è dedicato anche al ruolo della Lega Serie A”. “Qualcuno sostiene che le riforme non si possono fare con la maggioranza, e questo è qualcosa sul quale occorrerebbe riflettere. Vi posso garantire che almeno cinque personaggi, sia di potere che di altre cariche elevate, mi hanno chiamato e mi hanno inviato messaggi che facevano il tifo sperando che questo succedesse”, ha sottolineato il neo-capo di via Allegri, sottolineando come la parola ‘politica’ vada sempre “individuata in modo mirato”. “C’è da impostare un discorso tecnico-giuridico sportivo, questo è chiarissimo. C’è da ripristinare un rapporto con un pezzo della politica”. Un dialogo che per Malagò deve estendersi a trecentosessanta gradi, dal Parlamento ai viceministri, fino ai sottosegretari, ma mantenendo ferma la centralità del pallone: “L’autorità è della federazione, l’abbiamo detto chiaramente”. “Se vogliono dimostrare di voler veramente fare qualcosa per il calcio, di voler bene al calcio, hanno ancora meno tempo di noi. La legislatura scade a fine settembre del ’27, noi ci siamo fino a febbraio del ’29. Ci stanno due anni di differenza, non è proprio banalissimo”. Rispondendo alle domande del direttore di Rai Sport, Marco Lollobrigida, il neo presidente Malagò, non si è sbottonato sul prossimo ct azzurro: “Sono appena stato eletto. Stimo Mancini, apprezzo Baldini ma è davvero troppo presto per parlarne. Incontrerò a breve il Ministro dello sport Abodi e con lui ipotizzeremo palcoscenici futuri. La prima scelta coraggiosa? Magari affidare il club Italia ad un ex azzurro. Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Federcalcio. E’ stato eletto con il 68,58 per cento dei voti dall’assemblea Figc, chiamata a dare una nuova guida al calcio italiano dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, a seguito della mancata qualificazione della nazionale ai Mondiali. Il successore di Gabriele Gravina, è chiamato a guidare la fase di rinnovamento del movimento dopo la delusione per la terza esclusione consecutiva dai Mondiali. A contendersi la carica erano Giovanni Malagò e Giancarlo Abete, gli unici due candidati in corsa per il vertice federale. L’ex presidente del Coni si era presentato all’assemblea elettiva di Roma da favorito, forte dell’appoggio di Serie A, Serie B, Associazione Italiana Allenatori e Associazione Italiana Calciatori, schieramenti che sulla carta gli garantiscono una solida base di consenso. Dall’altra parte Abete, già presidente federale dal 2007 al 2014 e attuale numero uno della Lega Nazionale Dilettanti, puntava sul sostegno del mondo dilettantistico, che rappresenta una quota significativa dell’elettorato. Un ruolo importante potrebbe essere giocato anche dalla Serie C, considerata uno degli elementi chiave per gli equilibri della votazione. Prima del voto i due candidati hanno presentato i rispettivi programmi, accomunati dalla volontà di rilanciare il calcio italiano attraverso interventi mirati sulla sostenibilità economica e organizzativa del sistema. L’assemblea è stata chiamata a scegliere il nuovo presidente attraverso scrutinio segreto, con la possibilità che il verdetto arrivi già alla prima votazione. Per il vincitore le sfide inizieranno subito, a cominciare dalla nomina del nuovo commissario tecnico della Nazionale, chiamato a rilanciare il percorso degli azzurri dopo l’ennesima mancata qualificazione alla Coppa del Mondo. In agenda ci saranno poi le riforme del sistema calcistico, i rapporti con la politica e le istituzioni sportive, la questione arbitrale e, soprattutto, la valorizzazione dei giovani calciatori italiani, considerata uno dei nodi centrali per il rilancio competitivo della Nazionale e dell’intero movimento. Un mandato che, essendo iniziato in corsa, avrà una durata di due anni e rappresenterà un passaggio decisivo per il futuro del calcio italiano.
Giovanni Malagò, nuovo presidente della Figc: “Al lavoro subito”







