Aprire il rubinetto e trovare l’acqua dovrebbe essere un gesto scontato, ma per i residenti della frazione de I Terzi, nel comune di Cerveteri, è diventato da oltre quindici anni un problema quotidiano. Decine di famiglie e aziende agricole convivono con una crisi idrica strutturale fatta di pressioni insufficienti, guasti ricorrenti, lunghi periodi di totale assenza di approvvigionamento e segnalazioni sulla qualità dell’acqua quando questa torna disponibile. Una situazione che i cittadini definiscono ormai insostenibile e che, nel corso degli anni, è stata affrontata dalle diverse amministrazioni comunali attraverso annunci, tavoli tecnici e promesse di intervento, tra cui la potabilizzazione della rete idrica annunciata già nel 2019 ma mai concretamente realizzata. Alla base della vicenda c’è un complesso nodo amministrativo legato al mancato e definitivo trasferimento dell’acquedotto rurale dall’Arsial al Comune di Cerveteri e, successivamente, alla gestione di Acea Ato 2. Un passaggio che, secondo i residenti, avrebbe dovuto rappresentare la svolta per risolvere le criticità del servizio ma che, a oggi, non si è ancora concretizzato. Nel frattempo, le risposte messe in campo si sono limitate a interventi emergenziali e all’invio di autobotti nei momenti di maggiore difficoltà, soluzioni considerate dai cittadini insufficienti per affrontare un problema che si trascina ormai da troppo tempo. La comunità della frazione continua così a chiedere una risposta definitiva e un piano infrastrutturale capace di garantire un servizio essenziale, ponendo fine a una situazione che, anno dopo anno, continua a incidere pesantemente sulla qualità della vita e sulle attività economiche del territorio.







