Finito al centro di una polemica che va ben oltre la semplice scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale. Andrea Pirlo divide in queste ore stampa, politica e ambiente federale per una somma di fattori: non tanto lo scetticismo sulla sua esperienza da allenatore, ma soprattutto il caso dello sponsor russo Fonbet con le conseguenti bordate politiche. Tanto da indurre lo stesso Pirlo a prendere le distanze con un intervento sui social. Sul piano sportivo, il dubbio principale riguarda la sua capacità di reggere una squadra nazionale e di gestire uno spogliatoio complesso. Ex campione di grande prestigio ma ancora da verificare sul piano dell’autorevolezza e della leadership, in un contesto in cui la Nazionale cerca una figura senza ombre che sappia unire tutti.Ma prima ancora è diventato un terremoto il caso Fonbet, bookmaker russo di cui Pirlo è stato o è “ambasciatore”. In un momento di forte sensibilità politica per l’invasione russa dell’Ucraina, quella collaborazione è letta come un elemento di imbarazzo istituzionale, fino a trasformarsi in una polemica pubblica sulla sua opportunità come possibile ct azzurro. Lui stesso interviene con una lunga dichiarazione sui social: “Ho assistito con grande amarezza al dibattito intorno al mio nome come ct. Nel corso della mia carriera ho sempre svolto la mia attività nel pieno rispetto delle leggi dei Paesi in cui ho lavorato e dei contratti che ho sottoscritto. La collaborazione professionale oggetto delle recenti polemiche è esclusivamente di natura commerciale e sportiva, attribuirle un significato politico significa attribuirmi convinzioni che non ho mai espresso e che non mi appartengono. Desidero ringraziare Maldini e Leonardo per la stima e la fiducia. L’amore per l’Italia non dipende da un incarico.” Un altro fronte delicato riguarda il tema dei familiari e degli agenti sportivi. La stampa ha ricordato che Nicolò Pirlo lavora nel mondo della procura sportiva, ma le ricostruzioni disponibili precisano che né lui né Christian, altro figlio, risultano abilitati come agenti sportivi, quindi il tema appare più come una questione di opportunità e percezione che come un conflitto già accertato in senso regolamentare Le norme FIGC non vietano ai parenti di un tecnico di lavorare nel settore, ma considerano conflitto d’interessi i casi in cui un agente o una società operino in situazioni in cui un coniuge, un parente o un affine entro il secondo grado abbia partecipazioni, incarichi dirigenziali o tecnico-sportivi, oppure un interesse diretto nelle trattative. Per questo, il nome di Pirlo è stato accostato a un problema di incompatibilità potenziale più che a una violazione già accertata. La polemica non è rimasta sul piano sportivo. Diversi esponenti politici si sono schierati contro la sua eventuale nomina: Pina Picierno ha parlato di un errore grave, accusandolo di aver prestato il proprio prestigio a un processo di normalizzazione del regime di Putin; sulla stessa linea Benedetto Della Vedova, Mauro Berruto e Carlo Calenda, che hanno chiesto maggiore coerenza rispetto alla linea italiana verso Mosca. Anche il presidente del senato, Ignazio La Russa, interviene: le sue dichiarazioni hanno contribuito ad alzare il livello della polemica. Il presidente del Senato ha commentato la scelta con tono ironico e dubbioso, dicendo in sostanza che Pirlo è stato un grande campione ma che, da allenatore, la panchina azzurra rappresenta “un salto nel buio” e lasciando intendere con la sua formula “Che Dio ce la mandi buona” tutta la sua perplessità sulla decisione. E poi Malagò, che nel frattempo, vuole capire con precisione la natura del contratto che lega Pirlo a Fonbet. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, il nodo riguarda anche il rapporto con lo United FC, la squadra del tecnico, il cui proprietario Sergey Lomakin avrebbe interessi economici rilevanti proprio all’interno di Fonbet. I legali di Pirlo sostengono però che l’accordo con la società russa sia connesso soltanto al suo incarico nel club emiratino e che, con la fine di quel rapporto, cesserebbe anche il legame commerciale con Fonbet. Se Pirlo dovesse saltare, i nomi che tornano subito in corsa sono quelli di Roberto Mancini e Antonio Conte. Mancini è il profilo più vicino a un ritorno, mentre Conte resta l’alternativa forte, anche se più complessa per il progetto azzurro. Insomma parecchia carne al fuoco, la storia di Pirlo in Nazionale inizia subito in salita, ancora una volta, però, la vicenda racconta la solita storia italiana: una scelta che dovrebbe essere solo sportiva finisce subito travolta da veleni, sospetti, divisioni politiche e veti incrociati. E così, invece di parlare di progetto, metodo e campo, si torna a discutere di opportunità, polemiche e retroscena, come se il calcio azzurro non riuscisse mai a sottrarsi alla sua eterna liturgia del caos.
Pirlo ambassador di un’agenzia di scommesse russa: “L’amore per l’Italia non dipende da un incarico”. Oggi Malagò decide







