Il raid a sorpresa compiuto dall’Iran contro basi Usa in Giordania e la risposta congiunta di Washington e Riad contro le milizie filoiraniane in Iraq hanno messo la parola fine alla breve tregua che da sabato scorso faceva sperare in una svolta nel conflitto. L’esercito statunitense che ha annunciato di aver intercettato missili iraniani e ha poi lanciato un attacco congiunto con l’Arabia Saudita contro le milizie filo-iraniane in Iraq, provocando “numerose vittime” e un nuovo aumento dei prezzi del petrolio. Una rinnovata escalation di violenza proprio mentre Donald Trump e Benjamin Netanyahu si incontravano a Washington per la prima volta dall’inizio della guerra, il 28 febbraio. “Aerei da guerra statunitensi e sauditi hanno colpito diversi siti logistici e di armi terroristici nell’Iraq orientale”, ha scritto il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), avvertendo l’Iran e i suoi alleati di cessare gli attacchi per non subire ulteriori ritorsioni statunitensi.Il ministero della Difesa saudita ha confermato gli attacchi congiunti contro “milizie terroristiche fedeli all’Iran”, accusate di aver tentato di attaccare impianti petroliferi nella parte orientale del regno utilizzando droni.Le Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), ex paramilitari integrati nell’esercito iracheno ma con alcuni elementi filo-iraniani ancora operativi in modo indipendente, hanno affermato di essere state prese di mira dagli attacchi statunitensi e sauditi, riportando diversi morti, feriti e danni materiali in varie regioni dell’Iraq. Il Centcom ha inoltre dichiarato di aver “intercettato con successo” missili lanciati dall’Iran “nell’ambito di un tentativo di attacco a sorpresa contro le forze statunitensi di stanza in Medio Oriente”, senza specificare il luogo dell’attacco. Teheran non ha immediatamente confermato di aver condotto un attacco contro l’esercito statunitense, ma secondo l’agenzia di stampa Tasnim, i pasdaran hanno annunciato di aver colpito e sequestrato tre petroliere che tentavano di attraversare lo Stretto di Hormuz.I prezzi del petrolio, che erano calati durante la fase di stallo dei giorni scorsi, sono risaliti bruscamente, con il WTI aumentato del 4% raggiungendo gli 82,43 dollari, mentre il Brent saliva del 4,14% a 87,57 dollari.Ieri gli Houthi in Yemen hanno rivendicato il lancio di missili balistici contro una petroliera saudita nel Mar Rosso, accusando la nave di aver “violato il blocco navale” imposto al regno dai ribelli sostenuti dall’Iran.Il conflitto tra Iran e Stati Uniti si e’ recentemente esteso a un fronte rimasto relativamente calmo dal 2022: il conflitto tra gli Houthi e l’Arabia Saudita, che fornisce supporto militare al governo yemenita che si oppone ai ribelli, ma ieri tutti gli occhi erano puntati sull’incontro a porte chiuse tra il presidente degli Stati Uniti e il primo ministro israeliano a Washington. “Ho avuto un ottimo incontro! Ovviamente, sono stati discussi molti temi importanti”, ha semplicemente scritto Trump su Truth. In un video diffuso dopo l’incontro, Netanyahu ha affermato di aver avuto “un’ottima conversazione” con Trump, in particolare riguardo al loro “obiettivo comune: garantire che l’Iran non acquisisca armi nucleari”. Tuttavia, l’incontro, durato circa un’ora e mezza e al termine del quale i partecipanti non hanno rilasciato dichiarazioni alla stampa, non ha dissipato l’impressione di divergenze tra i due.Israele, che il 28 febbraio ha lanciato l’offensiva contro Teheran insieme agli Stati Uniti, dando inizio alla guerra regionale, non ha partecipato all’ultima ondata di raid. L’Iran ha respinto un piano proposto dall’Oman per una divisione equa del controllo dello Stretto di Hormuz. Lo rivela il Wall Street Journal, secondo il quale il rifiuto della Repubblica Islamica alla proposta omanita ha fatto infuriare i negoziatori. Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha dichiarato al giornale che Teheran non accetterà la fase successiva dei negoziati con Washington a meno che l’Oman non appoggi la proposta iraniana che gli concede la maggior parte dello stretto, sostenendo al contempo che il piano omanita “non affronta le preoccupazioni di sicurezza dell’Iran”.”La rotta di navigazione in entrata deve essere interamente sotto il controllo dell’Iran, mentre parte della rotta in uscita può rimanere sotto il controllo dell’Oman”, ha affermato Gharibabadi “Se accetteranno questa proposta, passeremo alla fase successiva”. L’articolo cita mediatori secondo i quali il rifiuto da parte dell’Iran del piano omanita ha minato gli sforzi per rilanciare il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran raggiunto il mese scorso. Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica ha annunciato oggi di aver colpito tre petroliere che tentavano di attraversare lo stretto di Hormuz, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim. “Alcune ore fa tre petroliere, che avevano ignorato i nostri avvertimenti e continuato a seguire una rotta pericolosa e illegale, sono state colpite e costrette a fermarsi”, hanno dichiarato le forze navali dell’IRGC citate dalla Tasnim.
Guerra in Iran: “Intercettati missili contro le forze Usa in Medio Oriente”. Teheran: “Colpite e fermate tre petroliere a Hormuz”







