mercoledì, Agosto 5, 2026

Femminicidio di Martina Scialdone. Sottovalutati gli indizi di premeditazione

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Nelle 26 pagine del provvedimento, le motivazioni dei giudici della cassazione con le quali lo scorso aprile, hanno annullato, con rinvio, la sentenza di secondo grado per l’omicidio di Martina Scialdone. Ci sarà un processo d’appello bis per l’ex compagno Costantino Bonaiuti, che uccise l’avvocata romana di 36 anni, davanti ad un locale a Roma, nel quartiere appio latino, a via amelia, il 13 gennaio del 2023.
La corte d’assise d’appello, si legge nelle motivazioni, ha trascurato “plurimi sintomatici elementi” che riguardano l’aggravante della premeditazione. I giudici hanno accolto la richiesta della Procura generale della Cassazione di rigettare il ricorso dell’imputato. Tra gli elementi tralasciati la condotta di Bonaiuti nel tempo immediatamente antecedente all’esplosione del colpo di arma da fuoco, quel pomeriggio del 2023, le telefonate insistenti a Martina per anticipare l’incontro che invece era fissato per il 15 gennaio, il fatto che avesse portato con sé la pistola e poi “il contegno verbalmente e fisicamente aggressivo durante l’incontro e nella lite”, quindi la gelosia nei confronti della vittima che aveva un nuovo compagno.
In primo grado, l’uomo era stato condannato all’ergastolo con riconoscimento della premeditazione e dei futili motivi. In appello la sentenza era stata ridotta a 24 anni e otto mesi e i giudici avevano rimosso l’aggravante. “Speriamo che venga fatta giustizia per il femminicidio di mia figlia. Speriamo di nuovo in una sentenza con la pena dell’ergastolo – ha scritto alla Tgr Lazio Viviana, la mamma di Martina Scialdone – per colui che ha privato mia figlia dell propria vita e condannato noi familiari al perpetuo dolore”.

 

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