venerdì, Agosto 7, 2026

Sette anni fa l’omicidio di Fabrizio Piscitelli, il presunto killer dall’ergastolo all’assoluzione: ora la parola alla Cassazione

- Advertisement -

Sono passati sette anni dal 7 agosto 2019 quando Fabrizio Piscitelli, leader degli Irriducibili noto come ‘Diabolik’, è stato freddato con un colpo di pistola alla testa nel Parco degli Acquedotti a Roma. Sette anni di indagini e un processo al presunto esecutore materiale dell’omicidio di condanna in primo grado e di assoluzione nel secondo. Per quel delitto, che come scritto dai magistrati ha dato il via a “una lunga scia di fatti di sangue”, è imputato l’argentino Raul Esteban Calderon, la cui vera identità, secondo l’accusa, è quella di Gustavo Alejandro Musumeci. Condannato all’ergastolo dalla Terza Corte di Assise nel marzo del 2025 senza il riconoscimento del metodo mafioso contestato dalla procura di Roma, è stato assolto dai giudici di Appello lo scorso 8 maggio con la formula per non aver commesso il fatto. Piscitelli viene ucciso poco prima delle 19 mentre è seduto su una panchina: un uomo in tenuta da corsa arriva alle sue spalle, impugnando una pistola e gli spara alla testa a distanza ravvicinata. ‘Diabolik’ muore sul colpo mentre il killer fugge a piedi. La zona viene battuta alla ricerca di tutti gli elementi utili a rintracciare il sicario. Vengono individuate e visionate le telecamere che possono aver ripreso la fuga dell’omicida e vengono sentiti i primi testimoni. E dopo due anni e mezzo di indagini, portate avanti nel più stretto riserbo sotto il coordinamento dei magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, si arriva all’arresto dell’argentino, accusato di omicidio aggravato dal metodo mafioso e detenzione abusiva di armi. Il 23 febbraio 2023 si apre così il processo davanti ai giudici della Terza Corte di Assise di Roma presieduta da Antonella Capri. Oltre quaranta udienze, vengono chiamati decine di testimoni, mentre Calderon segue il processo in videocollegamento dal carcere di Larino. Sentenza ribaltata poi in secondo grado. Per la Corte d’Assise d’Appello invece “pur in presenza di elementi fortemente suggestivi, rappresentati principalmente dal coinvolgimento in altri episodi criminosi, commessi con modalità simili” deve ritenersi “non pienamente dimostrata, al di là di ogni ragionevole dubbio, la responsabilità dell’imputato in ordine ai delitti ascrittigli”. Per i giudici di secondo grado infatti, “gli elementi specifici di prova individuati a carico dell’imputato sono pochi e tutti controversi”. Innanzitutto, sottolineano nelle motivazioni, “non si può non rilevare che gran parte della sentenza impugnata è incentrata, al di fuori del perimetro dell’imputazione, sulla individuazione dei possibili mandanti e, quindi, sul possibile movente dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli; in altri termini, pur essendo stato instaurato un processo nei confronti del solo Musumeci alias Calderon, quale esecutore materiale del delitto, la voluminosa sentenza esamina principalmente il contesto in cui il delitto troverebbe collocazione valorizzando elementi tuttavia riconducibili ad altri soggetti, rimasti estranei all’attuale procedimento”. E mentre proseguono le indagini dei pm della Dda e dei carabinieri del Nucleo Investigativo sui mandanti del delitto, la sentenza che vede imputato Calderon finirà nei prossimi mesi al vaglio dei supremi giudici della Cassazione.

 

Articoli correlati

Ultimi articoli