La mano appoggiata sul cuore, i capelli ancora segnati dalle cicatrici degli interventi chirurgici e, intorno, mani e braccia che lo sfiorano con discrezione, quasi a cercare un modo per trasmettergli un po’ di quella forza che gli è mancata nei giorni più drammatici. Amir, 20 anni, è l’unico sopravvissuto alla strage di Casalotti dello scorso 26 giugno, una tragedia nella quale ha perso la madre, il padre Kamal e la sorellina di appena 8 anni. Ora, a distanza di settimane, il giovane ha ricevuto l’abbraccio della comunità di Casal Selce, che ha voluto stringersi intorno a lui in un momento ancora segnato dal dolore e dalle conseguenze di quella terribile giornata. Ad accoglierlo c’erano residenti del quartiere, amici del padre e persone che conoscevano Kamal anche solo per i brevi incontri della vita quotidiana: un saluto per strada, una parola scambiata davanti a un negozio, un incontro al supermercato. Per molti di loro era semplicemente un uomo gentile, una presenza familiare, una persona con cui avevano condiviso piccoli frammenti di vita senza immaginare che, un giorno, quei ricordi sarebbero diventati così preziosi. La comunità ha trasformato il dolore in un gesto concreto, organizzando una raccolta fondi destinata ad Amir. Ognuno ha contribuito secondo le proprie possibilità, mettendo insieme una somma che è stata consegnata direttamente al ragazzo. Un aiuto materiale, ma soprattutto un messaggio di vicinanza rivolto a un giovane che si trova a dover ricostruire la propria vita dopo aver perso, in un solo momento, la sua famiglia. Durante l’incontro, l’emozione è rimasta a lungo nei volti dei presenti. Amir ha ascoltato, ha ricevuto strette di mano e abbracci, mentre accanto a lui si susseguivano gesti semplici ma carichi di significato. Nessuna parola poteva cancellare ciò che è accaduto, né colmare l’assenza della madre, del padre e della sorellina, ma quella presenza collettiva ha voluto dirgli che, nel momento più difficile, non è solo. La comunità di Casal Selce ha scelto così di farsi famiglia intorno a quel ragazzo sopravvissuto alla tragedia, raccogliendo non soltanto denaro, ma anche ricordi, affetto e solidarietà. E mentre Amir affronta il lungo percorso di recupero e prova a guardare avanti, quelle mani che lo hanno circondato rappresentano il tentativo concreto di accompagnarlo verso una nuova fase della sua vita, senza dimenticare chi non c’è più.








