Nel valutare il ricorso presentato dai genitori della studentessa contro la non ammissione alla classe successiva, il Tar del Lazio ha richiamato un principio importante per la scuola secondaria di primo grado: la presenza di una o più insufficienze non determina automaticamente la bocciatura. La decisione di non ammettere uno studente all’anno successivo può essere adottata dal consiglio di classe quando, sulla base della valutazione complessiva del percorso scolastico, ritenga che non siano stati raggiunti i livelli di apprendimento necessari per affrontare con profitto la classe successiva. Una scelta che deve però essere adeguatamente motivata e sostenuta dagli elementi emersi durante l’anno. Secondo i giudici amministrativi, nel caso esaminato tali presupposti risultavano presenti. La valutazione relativa al secondo quadrimestre, infatti, avrebbe evidenziato la mancata acquisizione delle competenze richieste in più discipline, delineando un quadro di preparazione non ancora sufficiente. Per il Tar, quindi, la decisione del consiglio di classe non appariva fondata sulla semplice presenza di voti insufficienti, ma su una valutazione complessiva del livello di apprendimento raggiunto dalla studentessa. Un aspetto particolarmente rilevante anche alla luce delle sei insufficienze riportate nelle dodici materie prese in considerazione, con valutazioni gravi in storia e matematica e altre carenze in inglese, geografia, scienze e tecnologia. A questo quadro si aggiungeva la motivazione fornita dalla scuola a sostegno della non ammissione. Gli atti sottoposti all’esame del tribunale descrivevano infatti una situazione caratterizzata da lacune diffuse nelle conoscenze e nelle competenze, elementi che il consiglio di classe aveva ritenuto incompatibili con un passaggio alla classe successiva. Il Tar ha quindi ritenuto che, almeno nella fase cautelare del procedimento, la motivazione della scuola fosse sufficientemente articolata per giustificare la decisione adottata. I giudici hanno così respinto la richiesta di sospendere gli effetti della bocciatura, lasciando per il momento in vigore il provvedimento di non ammissione. La pronuncia, va ricordato, riguarda la fase cautelare e non esaurisce necessariamente l’intera controversia giudiziaria. Resta però confermato, allo stato attuale, il principio secondo cui la valutazione deve essere riferita non soltanto alla quantità delle insufficienze, ma soprattutto alla preparazione complessiva dello studente e all’effettivo raggiungimento degli obiettivi di apprendimento previsti per il passaggio alla classe successiva.







