sabato, Agosto 22, 2026

Il Pci attacca: “Tuscia emarginata dalle grandi direttrici dello sviluppo laziale”

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È un attacco senza sconti quello del Partito Comunista Italiano contro la classe politica viterbese, accusata di non aver saputo difendere gli interessi della Tuscia davanti a quello che il partito definisce un progressivo processo di marginalizzazione del territorio. Al centro della presa di posizione c’è la «cronica emarginazione della Tuscia» dalle principali direttrici dello sviluppo del Lazio, una condizione che, secondo il Pci, non sarebbe frutto del caso o di semplici ritardi amministrativi, ma il risultato di precise scelte politiche maturate nel tempo. Nel mirino finiscono in particolare i rappresentanti istituzionali della provincia di Viterbo, ai quali viene contestato un atteggiamento definito di «complicità e silenzio» di fronte al depotenziamento del territorio. Una critica che attraversa gli schieramenti e che non risparmia né la maggioranza di centrodestra né l’opposizione di centrosinistra. Secondo il Pci, la delegazione viterbese presente nelle istituzioni regionali e nazionali avrebbe progressivamente perso la capacità di rappresentare con forza le esigenze della provincia, trasformandosi in una semplice «cinghia di trasmissione» delle decisioni assunte dalle segreterie politiche centrali. Una lettura particolarmente dura, che mette in discussione il ruolo della rappresentanza territoriale e solleva interrogativi sulle strategie adottate negli ultimi anni per affrontare le principali criticità della Tuscia. Il tema riguarda in particolare le grandi infrastrutture, i collegamenti, gli investimenti e le opportunità di sviluppo che, secondo il Pci, continuerebbero a concentrarsi lungo altri assi strategici del Lazio lasciando Viterbo e la sua provincia ai margini. La denuncia si inserisce così in un dibattito più ampio sul futuro del territorio e sulla necessità di rafforzare il peso politico della Tuscia nelle scelte regionali e nazionali. Per il Pci, il problema non sarebbe soltanto la mancanza di singoli interventi, ma un modello di programmazione che rischierebbe di consolidare nel tempo le distanze tra la provincia di Viterbo e le aree maggiormente interessate dai grandi processi di sviluppo. Da qui l’accusa rivolta all’intera classe dirigente locale, chiamata secondo i comunisti a recuperare autonomia, capacità di iniziativa e soprattutto una maggiore attenzione agli interessi concreti delle comunità amministrate. Un confronto destinato a riaccendersi proprio sui temi delle infrastrutture e dello sviluppo territoriale, mentre dalla Tuscia continua a crescere la richiesta di collegamenti più efficienti e di una presenza più incisiva nelle strategie di crescita del Lazio.

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