A quasi due settimane dal vasto incendio che ha interessato l’area del Divino Amore, nella periferia sud della Capitale, cresce l’allarme tra i residenti e i comitati di quartiere. Dopo il caso di Fonte Laurentina, che continua a far discutere per le possibili conseguenze ambientali legate alla combustione di rifiuti abbandonati, anche il rogo sviluppatosi lungo via Ardeatina riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza ambientale e della gestione del territorio. L’incendio, divampato l’11 agosto nei pressi del chilometro 12 di via Ardeatina, si è rapidamente esteso per centinaia di metri, favorito dalle elevate temperature e dal vento che ha alimentato il fronte delle fiamme. Per diverse ore la situazione è apparsa particolarmente critica, con il fuoco che si è avvicinato pericolosamente al Santuario del Divino Amore e ad alcune abitazioni della zona. Grande preoccupazione anche per la presenza di un deposito di autobus, autovetture e carburanti, protetto dall’intervento tempestivo delle squadre di soccorso che hanno lavorato senza sosta per impedire conseguenze ben più gravi. Nei giorni successivi altri episodi incendiari si sono verificati nell’area di via di Falcognana, a poca distanza dal luogo del primo rogo, alimentando ulteriormente le preoccupazioni della popolazione residente. A sollevare la questione è il comitato di quartiere “Molino-Santa Felicola”, che chiede maggiore attenzione da parte delle istituzioni e controlli approfonditi sulla qualità dell’aria e sulle possibili conseguenze ambientali degli incendi. Secondo i rappresentanti del comitato, nella zona si sarebbero verificati almeno sette roghi in pochi giorni, un dato che alimenta il timore di una situazione più complessa rispetto a quanto emerso finora. Al centro delle preoccupazioni vi è soprattutto la presenza diffusa di rifiuti abbandonati lungo via Ardeatina. I residenti segnalano da tempo cumuli di materiali di varia natura disseminati ai margini della carreggiata e nelle aree verdi circostanti. Una condizione che, oltre a rappresentare un problema di decoro urbano, potrebbe trasformarsi in un potenziale rischio ambientale nel caso in cui tali materiali vengano coinvolti negli incendi. Da qui la domanda che molti cittadini continuano a porsi: quali sostanze sono state effettivamente bruciate durante il rogo dell’11 agosto e quali conseguenze potrebbero esserci per la salute pubblica? Il comitato ha formalmente scritto al Dipartimento Tutela Ambientale di Roma Capitale e agli uffici competenti per chiedere verifiche e monitoraggi specifici. Nella comunicazione viene evidenziata la necessità di avviare interventi di bonifica e pulizia lungo il tratto interessato, segnalando come le richieste avanzate negli ultimi mesi non abbiano finora trovato risposte concrete. I residenti chiedono inoltre che vengano effettuati controlli approfonditi per accertare l’eventuale presenza di materiali pericolosi nelle aree interessate dagli incendi. Mentre proseguono le attività di monitoraggio e le valutazioni degli enti competenti, resta alta l’attenzione su un quadrante della città che nelle ultime settimane è stato più volte colpito dalle fiamme. Una situazione che riaccende il dibattito sulla necessità di contrastare l’abbandono illecito dei rifiuti e di rafforzare le attività di prevenzione in un territorio particolarmente esposto al rischio incendi durante la stagione estiva.








