Non si ferma, nemmeno nel cuore dell’estate, la mobilitazione dei residenti della Montagnola contro il progetto di riqualificazione dell’ex deposito Ama di piazzale dei Caduti della Montagnola. Il comitato “Ama Montagnola – no altri palazzi” ha deciso di passare alla fase giudiziaria e si prepara a presentare un ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro Roma Capitale. La battaglia nasce dalla forte opposizione di una parte dei cittadini a un intervento che, secondo i promotori della protesta, rischierebbe di modificare profondamente l’assetto urbanistico del quartiere. Dopo la raccolta firme avviata nei mesi scorsi per sostenere economicamente l’iniziativa, il comitato si è affidato a un legale e ha programmato una serie di appuntamenti per raccogliere le procure necessarie alla presentazione del ricorso. Gli incontri sono fissati per il 24, 26 e 28 agosto, alle 18, al parco Falcone e Borsellino di via Badia di Cava 19. L’obiettivo degli attivisti è arrivare alla notifica del ricorso nei primi giorni di settembre, chiedendo al Tar di esaminare gli atti relativi al progetto e di fermare l’operazione contestata. Sul fronte istituzionale, intanto, il Campidoglio ha già impresso un’accelerazione decisiva all’intervento, arrivando al via libera definitivo in Assemblea capitolina per la riqualificazione e il recupero edilizio dell’area. Si tratta di una superficie di circa 20.300 metri quadrati destinata a essere profondamente trasformata attraverso un mix di nuove funzioni residenziali, servizi pubblici e privati e attività commerciali di vicinato, nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa regionale sulla rigenerazione urbana. Tra gli elementi previsti dal progetto figura anche un nuovo polo museale di circa 2.000 metri quadrati, destinato a ospitare il patrimonio storico della Polizia di Stato, oltre alla realizzazione e successiva cessione a Roma Capitale di un’area pubblica attrezzata. Proprio la previsione di nuove abitazioni rappresenta uno dei principali punti di scontro tra amministrazione e residenti. Il comitato teme infatti che l’intervento possa tradursi in un ulteriore carico urbanistico per un quartiere che, secondo i promotori della protesta, avrebbe bisogno soprattutto di servizi, spazi pubblici e interventi di riqualificazione dell’esistente. Il progetto, dal canto suo, è stato presentato dal Comune nell’ambito di un più ampio percorso di rigenerazione urbana dell’ex area Ama, con l’intento di recuperare uno spazio oggi non utilizzato e inserirvi nuove funzioni per il territorio. La contrapposizione è dunque destinata a spostarsi anche nelle aule della giustizia amministrativa: da una parte l’amministrazione capitolina, intenzionata a portare avanti il progetto già approvato, dall’altra i residenti, che attraverso il ricorso al Tar chiedono di rimettere in discussione l’operazione. Le prossime settimane saranno quindi decisive per capire quale sarà il destino dell’ex deposito e se il contenzioso giudiziario riuscirà a incidere sull’iter di trasformazione dell’area.







