giovedì, Gennaio 1, 2026

Migranti: una marea umana preme per entrare dal Messico verso gli Usa

Da Tijuana sulla costa del Pacifico a Nogales, da Ciudad Juarez a Ojinaga, poi giù a sudest lungo il deserto fino a Nuevo Laredo, per arrivare a Matamoros, sulla costa atlantica, la frontiera tra il sud e il nord del mondo è lunga 3000 chilometri. E lungo tutto questo confine, quello tra Messico e Stati Uniti, ci sono ora decine di migliaia di persone – in attesa.  Vengono da Venezuela, Ecuador, Bolivia, Colombia, Perù, Nicaragua e tutti i Paesi del Centro America. Hanno viaggiato per settimane, mesi, portando sulle spalle i loro averi e i loro bambini, sfidando la fame e la sete e la fatica e i trafficanti d’uomini e le polizie corrotte di ogni frontiera. E’ “il sentiero di un popolo in fuga, di chi scappa dalla polvere e dal rattrappirsi delle campagne”, avrebbe detto John Steinbeck. Ora sono ammassati lì – e tanti altri ne arrivano, lungo le stesse strade bianche e rosse. 
Tutti aspettano l’ora X, la mezzanotte dell’11 maggio: il momento in cui decade il famigerato “Titolo 42” – la legge che aveva di fatto sigillato il confine meridionale degli Stati Uniti. Ma non è affatto detto che tutta questa fatica abbia avuto un senso. Titolo 42 è il nome della norma introdotta nel marzo 2020 dall’allora presidente Donald Trump, per “ragioni sanitarie”. Consente di espellere immediatamente dagli Stati Uniti i richiedenti asilo, a causa dell’emergenza Covid. In tre anni, più di 2 milioni e 800mila persone sono state espulse in forza di questa legge.  Il successore di Trump, Joe Biden, l’aveva revocata un anno fa ma la Corte Suprema l’aveva poi ripristinata, accogliendo il ricorso di alcuni Stati repubblicani. Ora però la pandemia è finita ufficialmente. 
E il Titolo 42 decade: torna in vigore la legge ordinaria, il titolo 8, che consente ai richiedenti asilo di attendere all’interno del territorio degli Stati Uniti l’esito della loro richiesta. In previsione di questo giorno, l’amministrazione Biden ha lanciato nei mesi scorsi nuove misure, incluso un “piano flussi” che consente l’ingresso legale di 30mila migranti da alcuni Paesi per due anni e con un permesso di lavoro, anche con un processo di registrazione online – ma chi supera la quota rischia di essere rispedito in Messico. E, soprattutto, chi varca illegalmente il confine può essere espulso senza eccessive formalità. Il segretario alla Sicurezza interna Alejandro Mayorkas ha avvertito che dalla mezzanotte chiunque provi a entrare dal confine sud sarà considerato illegale e respinto. Non basta a scoraggiare il lungo fiume di persone che ha risalito il sud povero del continente verso il ricco nord, più immaginato e sognato che conosciuto. Solo a El Paso, in Texas, si prevedono oltre 150mila persone, con una media di circa 10mila al giorno.  Oltre 11mila persone sono state fermate dalla polizia di frontiera mentre attraversavano illegalmente la frontiera, ma è chiaro che è come fermare una marea. I centri di accoglienza sono al collasso, ben oltre la loro capacità, e iniziano a lasciar andare i migranti in eccesso. In Messico, a migliaia attendono il momento giusto per tentare la fortuna. “Ci sarà un po’ di caos per un po’”, ha ammesso Joe Biden, che ha spedito altri 1.500 soldati alla frontiera in aggiunta ai 2.500 uomini della Guardia Nazionale già presenti e alle centinaia mandate dal governatore repubblicano Greg Abbott. Il problema è umanitario, ma per il presidente è anche politico. “Sarà un giorno d’infamia, il nostro Paese sarà distrutto”, accusa Trump. I repubblicani alla Camera invece hanno approvato in tempi record un’articolata normativa per rafforzare la sicurezza dei confini: la ripresa della costruzione del muro al confine, milioni di dollari per aumentare il numero di agenti di frontiera, stretta sul processo di asilo. La legge non ha alcuna chance di passare al Senato, controllato dai democratici, ma sarà un bel battage pubblicitario. Anche le città tradizionalmente democratiche, santuari dell’accoglienza, sono in gravi difficoltà. A New York il sindaco Eric Adams ha sospeso temporaneamente una vecchia norma che garantisce a chiunque ne abbia bisogno “il diritto ad un tetto” entro la notte stessa. “New York City ha accolto oltre 61mila persone solo l’anno scorso”, fa sapere, “ma senza un sostegno federale e statale temiamo il peggio”.


 

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