lunedì, Gennaio 12, 2026

Amianto, maxi risarcimento alla famiglia di un tecnico della telefonia

L’amianto – e la malattie ad esso connesse – stanno colpendo duramente chi per decenni ha lavorato nel mondo della telefonia. Sono stati centinaia solo a Roma – dice l’Osservatorio nazionale amianto – gli addetti esposti al rischio negli anni passati, e ora il tribunale della capitale ha condannato l’Inail a riconoscere una rendita alla vedova di un dipendente Telecom, Gian Piero Defendini, morto di mesotelioma dopo essere stato esposto alla fibra cancerogena nelle centrali romane. L’uomo aveva prestato servizio in azienda per 30 anni, dal luglio del 1973 al marzo del 2003, come tecnico specializzato in centrali telefoniche e ponti radio, con mansioni nelle centrali romane di Via Sannio, Esquilino, Cinecittà e Colombo, manipolando costantemente le sottilissime fibre di amianto durante la verifica dei materiali e delle parti elettriche, oltre che nella sostituzione delle componenti elettroniche usurate. L’azienda utilizzava anche teli di amianto che venivano spesso tagliati e maneggiati senza appositi dispositivi di protezione. La vedova del lavoratore ha maturato un risarcimento di 100mila euro solo per gli arretrati fino al 2020. Nella sentenza si certifica l’abnorme esposizione ad amianto anche degli altri dipendenti, con la presenza di materiali pericolosi all’interno delle canaline di posa dei cavi telefonici e in edifici civili o industriali contaminati con presenza di materiali friabili, come i rivestimenti in amianto nei pavimenti – ad esempio quelli in linoleum – nei soffitti o anche spruzzato sulle pareti.

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