martedì, Gennaio 20, 2026

Controllo “ossessivo” dei messaggi: così Samson spiava Ilaria

Un controllo definito “ossessivo” dei messaggi e dei movimenti di Ilaria Sula, esercitato nei giorni precedenti all’omicidio attraverso l’accesso ai suoi account social, e una serie di tentativi di depistaggio messi in atto dopo il delitto. È quanto emerso dalla deposizione del consulente della Procura nel corso dell’udienza del processo con rito immediato a carico di Mark Samson, reo confesso dell’omicidio della studentessa, scomparsa il 25 marzo dello scorso anno a Roma e ritrovata senza vita il 2 aprile all’interno di una valigia gettata in un dirupo a Capranica Prenestina.Dall’analisi dei dispositivi elettronici – i cellulari della vittima e dell’imputato, il computer e la dashcam dell’auto in uso a Samson – è emerso che il  giovane seguiva in tempo reale la messaggistica e le attività online della ragazza, accedendo ai suoi account Instagram, Gmail e Tinder a partire dal 21 marzo, dopo che Ilaria gli aveva comunicato l’iscrizione all’app di incontri. In particolare, monitorava con attenzione le conversazioni intrattenute dalla studentessa con un ragazzo conosciuto online, arrivando a riferirne i contenuti a un amico. Il consulente ha inoltre ricostruito le azioni successive all’omicidio: una volta entrato in possesso del cellulare di Ilaria, Samson avrebbe cancellato alcuni messaggi relativi all’appuntamento fissato per la sera del 25 marzo, in parte recuperati dagli inquirenti grazie alle notifiche. Dall’analisi del Gps è stato possibile ricostruire anche i suoi spostamenti, compreso il percorso effettuato la mattina del 26 marzo e il rientro a Roma dopo essersi recato a Capranica Prenestina. In aula sono stati letti anche i messaggi inviati nei giorni successivi al padre e a un’amica della vittima utilizzando il telefono di Ilaria, fingendosi lei, oltre a quelli spediti dallo stesso imputato al cellulare della ragazza per simulare preoccupazione per la sua scomparsa. Frasi e conversazioni che, secondo la parte civile, delineano in modo netto un quadro di controllo e possesso. Avrebbe scritto: “Ilaria è solo mia”. Nell’aula bunker di Rebibbia erano presenti i familiari di Ilaria Sula, con indosso una maglietta bianca con il volto della studentessa e la scritta “Giustizia per Ilaria”.

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