martedì, Febbraio 24, 2026

Il Pentagono ha avvisato Trump dei rischi di una guerra estesa in Iran. Trump smentisce: “Vinceremmo facilmente”

Con un post pubblicato sulla piattaforma social Truth, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha smentito categoricamente le indiscrezioni riguardanti le presunte preoccupazioni dei vertici del Pentagono circa un possibile attacco all’Iran. Il Presidente ha respinto con forza le tesi riportate da diverse testate giornalistiche, tra cui il Washington Post, che avevano attribuito al generale Daniel Caine un monito sui rischi dell’operazione dovuti alla carenza di munizioni e alla mancanza di alleati. Secondo la versione di Trump, il generale Caine e lo Stato Maggiore congiunto non sarebbero affatto timorosi, ma riterrebbero al contrario che un eventuale conflitto con Teheran verrebbe “vinto facilmente” dalle forze americane. Il Presidente ha bollato come “fake news” le ricostruzioni della stampa, accusando i media di aver distorto la realtà dei fatti e il pensiero dei leader militari. Il generale Dan Caine, l’ufficiale più alto in grado all’interno del Pentagono, ha espresso forti riserve e messo ufficialmente in guardia il Presidente Donald Trump in merito a un possibile attacco militare contro l’Iran. Secondo quanto riportato dal Washington Post, il vertice delle forze armate americane avrebbe delineato uno scenario critico che sconsiglierebbe un’azione immediata. A pesare sulla valutazione del generale Caine sono soprattutto due fattori logistici e diplomatici ritenuti determinanti. In primo luogo, il generale ha evidenziato una preoccupante carenza di munizioni essenziali, che limiterebbe l’efficacia di un’offensiva prolungata. In secondo luogo, è stata sottolineata la mancanza di supporto da parte dei principali alleati internazionali, un isolamento che aumenterebbe esponenzialmente i pericoli per l’operazione. L’avvertimento del Pentagono si conclude con una nota di estrema cautela: procedere con l’attacco in queste condizioni aggiungerebbe rischi inaccettabili sia per l’esito della missione, sia per l’incolumità del personale statunitense impiegato sul campo. Il monito arriva in un momento di altissima tensione, segnando un punto di attrito tra la Casa Bianca e i vertici militari sulla strategia da adottare nel Golfo Persico. “Tutto ciò che è stato scritto su una potenziale guerra con l’Iran è stato scritto in modo errato, e di proposito. Sono io che prendo la decisione, preferirei un accordo piuttosto che un ‘no’, ma se non lo raggiungiamo, sarà una giornata molto brutta per quel Paese e, purtroppo, per il suo popolo, perché sono grandi e meravigliosi, e una cosa del genere non sarebbe mai dovuta accadere loro”. Lo scrive sul social Truth il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aggiungendo che “sono circolate numerose storie provenienti dai ‘media fake news’ secondo cui il generale Daniel Caine sarebbe contrario alla nostra guerra contro l’Iran. La storia non attribuisce a nessuno questa vasta conoscenza ed è completamente errata. Il generale Caine, come tutti noi, vorrebbe non assistere alla guerra, ma, se si decidesse di andare contro l’Iran a livello militare, è convinto che sarà una vittoria facile”. Tali discussioni fanno sempre parte del processo di pianificazione di emergenza prima delle operazioni militari, hanno affermato alcuni funzionari, sottolineando che i leader militari, in particolare il Presidente dello Stato maggiore congiunto, forniscono stime prudenti delle possibili vittime e di altri potenziali costi delle operazioni militari.   Le opzioni allo studio per gli attacchi contro l’Iran spaziano da attacchi iniziali limitati a una campagna aerea di giorni mirata a rovesciare il regime. Tutte le opzioni comportano dei rischi, ma una campagna prolungata in particolare potrebbe comportare costi significativi per le forze armate statunitensi e le scorte di munizioni, hanno affermato i funzionari, complicando la protezione dei partner regionali qualora l’Iran fosse in grado di reagire. Se gli Stati Uniti dovessero consumare grandi quantità di munizioni per la difesa aerea e altri materiali la cui disponibilità è limitata, ciò potrebbe anche influire sui preparativi per un possibile futuro conflitto con la Cina. Secondo i funzionari, durante un eventuale attacco all’Iran, i piloti americani potrebbero essere vulnerabili alle difese aeree iraniane durante molteplici bombardamenti. I missili iraniani potrebbero colpire le truppe statunitensi nelle basi in tutto il Medio Oriente. L’Iran potrebbe anche colpire i centri abitati in Israele con i suoi missili e droni, come ha fatto durante la guerra di 12 giorni che ha coinvolto Iran, Israele e Stati Uniti lo scorso giugno.   Alcuni funzionari hanno affermato che gli Stati Uniti si aspettano che l’Iran utilizzi tutti i mezzi a loro disposizione per proteggere il regime e che gli Stati Uniti hanno a disposizione solo intercettori sufficienti a contrastare le raffiche di missili iraniani per circa due settimane, mettendo ulteriormente a dura prova le limitate scorte di munizioni Patriot, Thaad e SM-3 presenti nell’arsenale americano.   Nelle ultime settimane, gli Stati Uniti hanno rafforzato le proprie difese aeree in Medio Oriente inviando ulteriori sistemi antimissile Thaad e Patriot in Giordania, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Bahrein e Israele, secondo quanto riportato dal ‘Wall Street Journal’. Gli Stati Uniti hanno inoltre dispiegato 13 cacciatorpediniere lanciamissili nelle acque del Medio Oriente e del Mediterraneo per abbattere le minacce iraniane, secondo un funzionario della Marina. Il Pentagono ha sollevato preoccupazioni sulla capacita’ di munizioni lo scorso giugno, quando gli Stati Uniti hanno contribuito a difendere Israele dai bombardamenti missilistici iraniani. Il conflitto ha rivelato allarmanti carenze nelle forniture di intercettori statunitensi. Il premier israeliano Benjamin  Netanyahu ha convocato una riunione di sicurezza con i vertici della  difesa, nel contesto delle crescenti tensioni con l’Iran. All’incontro partecipano il ministro della Difesa Israel Katz e il capo di stato  maggiore Eyal Zamir. Lo riferisce Ynet.  In precedenza, intervenendo alla Knesset, Netanyahu ha commentato  l’ipotesi di un possibile attacco statunitense contro Teheran.  “Nessuno sa cosa riserva il futuro. Siamo vigili e preparati a ogni  scenario”, ha dichiarato, avvertendo che Israele risponderà “con una  forza oltre ogni immaginazione” nel caso di un attacco da parte  dell’Iran. Reza Pahalavi ha rivolto un appello oggi alle forze di sicurezza iraniane affinchè passino dalla parte dei rivoltosi e contribuiscano alla fine degli ayatollah. “L’Iran e’ sull’orlo di una grande e storica trasformazione, e il fattore determinante rimane la volontà e l’azione consapevole del popolo iraniano”, ha scritto sui social media. “Il ruolo dell’esercito, delle forze dell’ordine, delle forze di sicurezza e dell’intero apparato statale è decisivo”, ha sottolineato, e gia’ “molte forze nobili si sono schierate al fianco del popolo sfidando gli ordini repressivi”.  Ma questo non basta, ha aggiunto invocando di fatto un’azione degli Stati Uniti. “Un intervento umanitario internazionale e’ necessario per ristabilire un equilibrio di potere”, ha spiegato, e “ora che la possibilità di un simile intervento è più grande che mai, c’è una finestra di opportunità limitata per i comandanti militari e delle forze dell’ordine, in particolare per i comandanti dell’esercito e altri funzionari le cui mani non sono sporche del sangue della nazione, per separarsi dal regime criminale”.  Dunque, “la scelta è vostra: salvare la vostra vita e quella delle vostre famiglie unendovi al popolo e condividendo la vittoria della nazione; oppure legare il vostro destino alla nave in rovina della Repubblica Islamica e affondare con (l’ayatollah Ali) Khamenei e il suo regime”.

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