La prima serata del Festival di Sanremo 2026 ha raccolto l’attenzione di 9.600.000 spettatori, registrando un notevole 58% di share nella total audience. Un dato che, pur inferiore agli ascolti record dello scorso anno, si conferma tra i migliori della storia recente del Festival, posizionandosi come il quarto miglior risultato dal 1997. Nella serata d’esordio del 2025, infatti, la media spettatori era stata di 12.630.000 con uno share del 65,3%, mentre il dato di quest’anno supera quello di due edizioni guidate da Amadeus: il 46,6% del 2021 e il 54,7% del 2022. Le uniche edizioni che hanno fatto meglio in termini di share sono state quelle del 2023 (62,5%), 2024 (65,1%) e 2025 (65,3%), oltre alla storica edizione del 1997 condotta da Mike Bongiorno, con uno share del 58,74%. Analizzando le due parti della serata, la prima, trasmessa dalle 21.42 alle 23.34, ha catturato l’attenzione di 13.158.000 spettatori con il 57,7% di share, mentre la seconda parte, dalle 23.38 all’1.32, ha raccolto 6.045.000 spettatori con il 58,7% di share. Per confronto, lo scorso anno la prima parte della serata d’esordio, dalle 21.15 alle 23.26, aveva registrato 16.200.000 spettatori con il 63,7%, e la seconda parte, dalle 23.30 all’1.20, 8.300.000 spettatori con il 69,3%. Il Festival continua così a dimostrarsi un appuntamento cardine del palinsesto televisivo italiano, capace di catalizzare l’attenzione del pubblico anche in un contesto di concorrenza mediatica crescente e di cambiamenti nelle abitudini di fruizione dei programmi televisivi. Nonostante il leggero calo rispetto ai numeri record dello scorso anno, il Festival 2026 conferma la sua capacità di attrarre spettatori di ogni età, consolidando Sanremo come il principale evento musicale e televisivo nazionale. “Posso confessare? Mi sono fatto prestare la tutina da Achille”, ride e scherza Carlo Conti in conferenza stampa in riferimento al look ormai celebre usato da Achille Lauro quando partecipò come cantante in gara a Sanremo. ”Pilar mi ha detto: davvero?”. “Una tutina per Lillo ce l’abbiamo?”, dice Conti. “Sì, ma contenitrice dice Lillo”, scherzando. “Mi piace giocare sulla situazione che vivo – ha continuato Lolli – lo faccio in radio, a teatro. E stasera voglio giocare su Sanremo, su quello che rappresenta e sono felice di avere a fianco una persona come Carlo Conti che ti mette a tuo agio, una grande spalla. Sarò la spalla di Carlo, lui sarà la mia spalla. Saremo la spalla di entrambi. Giocheremo e ci divertiremo giocando sul linguaggio di Sanremo e mi esibirò con una canzone difficilissima, veramente tosta. Speriamo bene….”. “Periodo diverso, controprogrammazione diversa. Difficile confrontare un anno con un altro. Come vi ho detto ieri, non mi sono mai esaltato lo scorso anno. Quest’anno arrivo con la stessa serenità di aver fatto un buon prodotto”. Carlo Conti risponde così a una nuova domanda sugli ascolti. “Mi scuso per quel refuso, non sapete quante cose dobbiamo controllare. Dalle mie parti si dice chi non fa non sbaglia. E all’inizio del dopo festival Savino ci ha scherzato sopra, rispondendo come Malgioglio”. Il riferimento è un refuso grafico sullo schermo dell’Ariston sulla scritta “54 per cento alla Repupplica”, in riferimento al risultato dello storico referendum sulla scelta tra repubblica e monarchia. Questo mentre il direttore artistico Carlo Conti accoglieva sul palco Gianna Pratesi, una donna di 105 anni che fu tra le prime a votare nel 1946. Se il calo degli ascolti continuasse nelle successive serate, “darei la colpa al direttore artistico”: così Carlo Conti in conferenza stampa sui dati di ascolto della prima serata del Festival di Sanremo. “E allo stesso direttore artistico direi che l’anno scorso ha avuto meriti per il record di ascolti”, ha aggiunto, confermando che “la colpa” non sarebbe delle 30 canzoni in gara, per qualcuno eccessive. “Ma le canzoni sono come il vino, ci sono annate e annate”, ribatte il giornale. “Lo so – dice Conti – e infatti il prossimo anno sarà un’annata strepitosa”. “Se facessimo a estrazione magari avremmo sei, sette brani lenti tutti all’inizio, e poi altri più veloci tutti dopo. C’è da parte nostra una grande attenzione ad una scelta di questo tipo: vi accorgerete che chi ieri ha cantato per ultimo magari il giorno dopo canta primo, e viceversa”. Così Carlo Conti sollecitato dai cronisti sull’ordine di uscita dei cantanti al festival, che secondo alcuni potrebbe penalizzare chi canta troppo tardi.
“C’è sempre grande attenzione da parte nostra, mai nessuna casa discografica si è lamentata, hanno sempre apprezzato la nostra grande attenzione ed equilibrio”, prosegue Conti che aggiunge: “Poi per me è importante, da vecchio dj, che si possa ascoltare il festival come una playlist”.
Articolo aggiornato alle 11.45







