sabato, Febbraio 28, 2026

Termini, la cassiera rompe il silenzio: “Ho sbagliato, ma non mi sono arricchita”

Si è presentata davanti al giudice per le indagini preliminari senza sottrarsi, ma scegliendo di non rispondere alle domande. Ha però voluto parlare. Poche frasi, pronunciate in dichiarazioni spontanee, per respingere l’accusa più pesante: essersi arricchita con un sistema di furti ai danni del negozio in cui lavorava da oltre vent’anni. “Ho commesso degli errori, delle leggerezze, ma non per quegli ammanchi che mi vengono contestati. In molti casi mi limitavo a fornire la mia tessera per gli sconti. Non mi sono in alcun modo arricchita”, ha detto la ex cassiera 43enne finita al centro dell’inchiesta della Procura di Roma sui presunti furti allo store Coin della stazione Termini. Per lei, difesa dagli avvocati Carlo Testa Piccolomini e Irene Bisiani, l’accusa è di furto aggravato in concorso. Il pubblico ministero Stefano Opilio le contesta circa ottanta episodi in un arco temporale di pochi mesi nel 2024. Nel frattempo la donna è stata licenziata. L’indagine nasce dopo un inventario che avrebbe fatto emergere un ammanco complessivo di circa 184 mila euro. A presentare denuncia è stato il direttore del punto vendita di via Giolitti, insospettito dalla sproporzione tra merce in uscita e incassi registrati. Gli accertamenti, condotti dai carabinieri della compagnia Centro, si sono avvalsi anche di strumenti tecnologici: su una delle casse sarebbe stato installato un software in grado di monitorare in tempo reale le operazioni. Secondo l’ipotesi accusatoria, a fronte di acquisti di valore elevato sarebbero state registrate transazioni di poche decine di euro. Un meccanismo che, per gli inquirenti, avrebbe consentito di far uscire capi di abbigliamento e accessori, giacche, borse, camicie, cinture, profumi, pagando importi irrisori. In alcuni casi la merce sarebbe stata messa da parte in anticipo e privata dei dispositivi antitaccheggio, con operazioni di cassa ritenute fittizie. 44 gli indagati. Tra loro anche appartenenti alla Polizia ferroviaria e all’arma dei Carabinieri, accusati di aver beneficiato del sistema illecito per uno o due episodi ciascuno. Per quattro dipendenti del negozio la Procura ha sollecitato la misura della custodia cautelare in carcere. Il gip si è riservato di decidere. Intanto la posizione della ex cassiera resta centrale. È lei, secondo l’accusa, la figura chiave del presunto sistema. È lei che ora prova a ridimensionare il proprio ruolo, parlando di leggerezze e negando qualsiasi profitto personale. La parola ora passa al giudice, mentre l’indagine prosegue per chiarire responsabilità e confini di una vicenda che scuote uno dei luoghi simbolo della Capitale.

 

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