La vicenda dell’ex Ilva di Taranto torna al centro del confronto tra governo, istituzioni europee e parti sociali dopo la decisione del Tribunale di Milano che ha disposto la sospensione dell’attività dell’area a caldo dello stabilimento a partire dal prossimo 24 agosto. Una pronuncia destinata ad avere conseguenze potenzialmente rilevanti sull’operatività dell’acciaieria e sull’intero sistema industriale collegato, che ha spinto i commissari straordinari a preparare un’immediata risposta sul piano giudiziario. Secondo quanto emerso nel corso del tavolo di confronto sull’ex Ilva convocato a Palazzo Chigi, entro lunedì i commissari presenteranno l’impugnazione del decreto del tribunale milanese. L’obiettivo è ottenere una revisione del provvedimento che, se confermato, comporterebbe lo stop delle attività legate alla produzione primaria dell’acciaio, con ricadute significative non solo sullo stabilimento tarantino ma anche sull’indotto e sui livelli occupazionali. Nel corso della riunione con il governo, i commissari avrebbero chiarito che al momento non è possibile quantificare con precisione l’impatto economico e produttivo della decisione giudiziaria. Molto dipenderà infatti dalle determinazioni che saranno adottate dal Ministero dell’Ambiente, chiamato a fornire indicazioni sulla necessaria integrazione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), il provvedimento che regola le condizioni operative degli impianti sotto il profilo ambientale e sanitario. La situazione resta dunque sospesa tra il piano legale e quello amministrativo. Oltre alla questione della continuità produttiva, sul tavolo rimane anche il nodo delle risorse finanziarie destinate alla gestione dell’azienda. In particolare resta da verificare se potrà essere effettivamente erogato il prestito ponte da 149 milioni di euro, già approvato dal Parlamento italiano e autorizzato dalla Commissione europea, ma ora legato all’evoluzione del quadro giudiziario e normativo. Proprio nelle stesse ore è arrivata un’ulteriore richiesta di chiarimenti da parte di Bruxelles. La Commissione europea avrebbe infatti chiesto informazioni dettagliate sulla sentenza del tribunale e sulle possibili conseguenze per il futuro dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto. A riferirlo, durante il tavolo a Palazzo Chigi, sarebbe stato il commissario straordinario dell’Ilva Francesco Di Ciommo, secondo fonti vicine al dossier. La vicenda si inserisce in un quadro già complesso, in cui si intrecciano le esigenze di tutela ambientale, la salvaguardia dell’occupazione e la tenuta di uno dei poli siderurgici più importanti d’Europa. I prossimi giorni saranno decisivi per capire se la strada del ricorso potrà riaprire il confronto sul destino produttivo dello stabilimento o se la decisione del tribunale segnerà un passaggio destinato a cambiare profondamente il futuro dell’ex Ilva.






