venerdì, Marzo 6, 2026

Dieci anni dall’omicidio Varani: Roma ricorda il delitto del Collatino

Sono passati dieci anni dall’omicidio di Luca Varani, il ventitreenne ucciso con estrema violenza a Roma nella notte tra il 4 e il 5 marzo 2016. Il suo corpo fu trovato in un appartamento di via Igino Giordani, nel quartiere Collatino, al termine di un delitto che scosse profondamente la città per la sua brutalità. Varani fu torturato per ore e colpito con circa cento colpi tra coltellate e martellate. Il cadavere venne poi avvolto in una coperta all’interno dell’abitazione. Per l’omicidio furono arrestati Manuel Foffo e Marco Prato, due giovani appartenenti alla cosiddetta “Roma bene”. Il primo è stato condannato a 30 anni di carcere, mentre il secondo si è suicidato in cella prima del processo. Le indagini hanno ricostruito il contesto in cui maturò l’omicidio. Foffo e Prato avevano trascorso tre giorni consecutivi chiusi nell’appartamento della famiglia Foffo, consumando grandi quantità di alcol e sostanze stupefacenti. Durante quelle ore decisero di contattare Luca Varani, che conoscevano solo superficialmente. Lo invitarono a raggiungerli nella casa del Collatino. Quando il giovane arrivò nell’abitazione, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli venne offerto un mix di alcol e Alcover, una sostanza utilizzata nei festini, con l’obiettivo di stordirlo e renderlo incapace di reagire. All’interno dell’appartamento Varani fu vittima di una violenza prolungata e particolarmente brutale. Gli aggressori lo colpirono con diversi oggetti, infliggendogli circa cento colpi tra coltellate e martellate, che lo sfigurarono gravemente al volto. L’aggressione si protrasse per un lungo periodo prima della morte del giovane. Dopo il delitto, Foffo e Prato rimasero ancora nell’appartamento. Successivamente Marco Prato uscì di casa e si rifugiò in un hotel del centro di Roma. Manuel Foffo, invece, rimase nell’abitazione in uno stato di forte alterazione. Il giorno dopo, 5 marzo 2016, Foffo confessò l’omicidio al padre mentre si trovavano insieme in auto. Fu proprio il genitore a portarlo dai carabinieri. Dalla confessione partirono le ricerche che portarono gli investigatori nell’appartamento di via Igino Giordani, dove venne ritrovato il corpo senza vita di Luca Varani. Nel frattempo gli investigatori individuarono Marco Prato, che si trovava in un hotel del centro storico di Roma. Tracce biologiche, testimonianze e tabulati telefonici lo collocarono nella dinamica dell’omicidio. Anche lui venne arrestato e portato in carcere. Marco Prato non arrivò mai a processo. Il 20 giugno 2017, pochi giorni prima dell’inizio del procedimento giudiziario, si tolse la vita nel carcere di Velletri. Morì inalando il gas di una bomboletta da cucina e stringendosi un sacchetto in testa all’interno della cella. Il processo a carico di Manuel Foffo si aprì nel 2017 davanti alla Corte d’Assise di Roma. Durante il dibattimento la difesa tentò di sostenere che l’imputato fosse alterato dall’assunzione di sostanze, chiedendo una riduzione della pena. Le perizie psichiatriche stabilirono però che Foffo era capace di intendere e di volere al momento dell’omicidio. Nel luglio 2017 Foffo fu condannato a 30 anni di carcere in primo grado per omicidio volontario aggravato. La sentenza venne confermata nel 2018 dalla Corte d’Assise d’Appello di Roma, che riconobbe la particolare crudeltà e la durata dell’aggressione. La condanna è diventata definitiva nel luglio 2019, quando la Corte di Cassazione ha confermato la pena a trent’anni. Nonostante il lungo lavoro investigativo e processuale, il movente dell’omicidio non è mai stato chiarito completamente. Luca Varani non era amico dei due aggressori e non risultavano conflitti o motivi personali tra loro. L’ipotesi più accreditata emersa dalle indagini è che i due abbiano agito per il solo desiderio di fare del male a qualcuno e vedere cosa si prova. Un delitto che, a distanza di dieci anni, resta tra i più violenti e incomprensibili della cronaca nera di Roma.

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