E’ nata 150 anni fa la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Era il 14 marzo 1876, l’Italia era stata unificata e dal pochi anni Roma ne era diventata la capitale. La prima sede era al Collegio Romano, la casa maggiore dei Gesuiti, che fornì anche il nucleo originario della collezione, insieme a manoscritti e libri provenienti da biblioteche di conventi devoluti al Regno d’Italia dopo la soppressione delle corporazioni religiose. Doveva diventare non solo la più grande biblioteca d’Italia ma il fulcro della costruzione di una cultura nazionale. E così è stato. Nel 1975 la sede si spostò nella zona di Castro Pretorio, nel primo edificio realizzato in Italia appositamente per una grande biblioteca. Grazie a una imponente politica di acquisizione arrivarono anche fondi di autori contemporanei, a volte intere biblioteche d’autore, come quelle di Elsa Morante, Enrico Falqui, Giovanni Macchia, Giorgio Vigolo, e le carte autografe dei grandi scrittori, Gabriele d’Annunzio, Grazia Deledda, Umberto Saba, Carlo Levi Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino I volumi qui conservati ora sono diventati milioni tra manoscritti, incunabuli, libri antichi e moderni, affiancati da periodici, carte geografiche, stampe, disegni, fotografie, conservati in più di 100 chilometri di scaffali e in formato digitale., studiati nei laboratori, consultati dagli utenti. E le sfide sono aumentate.






