Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che il ministro dell’Intelligence iraniano Esmail Khatib è stato “eliminato” in un attacco di stanotte su Teheran. Non vi è stata alcuna conferma da parte dell’Iran riguardo alla presunta morte di Khatib. Katz ha dichiarato che lui e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu hanno autorizzato l’esercito a uccidere qualsiasi altro alto funzionario iraniano preso di mira senza la necessità di un’ulteriore approvazione. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver ucciso martedì 17 marzo un comandante del dipartimento rifornimenti e logistica di Hamas di nome Yahya Abu Labda. In un comunicato in cui annunciava l’attacco che lo ha ucciso, l’IDF ha affermato che le truppe del suo Comando Meridionale avrebbero «continuato a operare per impedire i tentativi di potenziamento militare di Hamas». L’IDF non ha specificato il luogo dell’attacco. Il comunicato militare recita: “Nel suo ruolo, Yahya Abu Labda era responsabile dell’acquisto e del trasporto di equipaggiamento militare e armi per l’ala militare dell’organizzazione terroristica di Hamas. “Abu Labda ha trasportato decine di tonnellate di materie prime per la fabbricazione di razzi, nonché componenti elettronici avanzati per potenziare le capacità produttive di Hamas. L’equipaggiamento è stato successivamente utilizzato da Hamas durante l’attacco del 7 ottobre.” L’esercito israeliano ha ricevuto carta bianca per uccidere qualsiasi alto funzionario iraniano che si trovasse nel suo mirino durante la campagna di attacchi contro l’Iran, ha dichiarato mercoledì il ministro della Difesa, Israel Katz. “Il primo ministro Benjamin Netanyahu ed io abbiamo autorizzato l’esercito a eliminare qualsiasi alto funzionario iraniano” che possa essere ucciso senza causare danni collaterali significativi, “senza che sia necessaria un’ulteriore approvazione”, ha sottolineato il ministro. “Continueremo a impedire loro di agire e a dar loro la caccia, a tutti”, ha aggiunto Katz, promettendo nel corso della giornata “grandi sorprese” sul fronte della guerra contro l’Iran e di quella condotta contro Hezbollah in Libano. Le forze armate israeliane, insieme allo Shin Bet, hanno annunciato di aver eliminato a Sidone un alto funzionario di Hamas, Wissam Mustafa Hussein Taha, responsabile della raccolta fondi in Libano. Secondo l’Idf, insieme ad altri aveva contribuito a raccogliere centinaia di milioni di dollari in tutto il mondo per Hamas. L’attacco è avvenuto domenica, ma ne è stata data notizia solo oggi. L’aviazione israeliana ha attaccato per la prima volta un impianto petrolchimico nel sud dell’Iran, Asaluyeh e South Pars, nella provincia di Bashehr, nell’area dello Stretto di Hormuz. Lo riporta Channel 12 citando una fonte militare israeliana, sottolineando che l’attacco è stato condotto in pieno coordinamento con gli Stati Uniti e che solo una parte dell’impianto è stata colpita. “Se il messaggio non verrà recepito, gli attacchi potrebbero estendersi”, ha detto l’ufficiale citato da Channel 12. Se confermato, si tratterebbe della prima volta che l’Idf attacca l’area di Hormuz, dove nella divisione dei ruoli militari con il Centcom, opera l’esercito Usa. “L’Iran dovrà ricostruire l’esercito se sopravvive alla guerra”. Lo ha detto la direttrice dell’Intelligence nazionale Usa Tulsi Gabbard in un’audizione al Senato precisando che il “governo di Teheran è intatto” ma “ampiamente indebolito”. Donald Trump è intenzionato a mettere fine alla guerra in Iran quando saranno raggiunti gli obiettivi militari e ritiene un cambio di regime come un “bonus”. Lo riporta Axios citando alcune fonti dell’amministrazione, consapevoli che gli obiettivi finali e la propensione al rischio di Stati Uniti e Israele sono diversi. Alcuni all’interno dell’amministrazione Trump, infatti, ritengono che il presidente voglia finire le operazioni prima del premier israeliano Benyamin Netanyahu. “Israele ha altre priorità e lo sappiamo”, ha detto un funzionario della Casa Bianca. “Israele non odia il caos. Noi sì. Netanyahu? Non così tanto, specialmente in Iran. Loro odiano il governo iraniano molto più di noi”, ha messo in evidenza. Cresce negli Usa il sospetto che la guerra contro l’Iran sia una distrazione dal caso Jeffrey Epstein. Come riporta il Telegraph, un recente sondaggio commissionato da Zeteo, sito web di orientamento progressista, e da altre testate, ha rivelato che per il 52% degli americani Donald Trump ha attaccato Teheran per distogliere l’attenzione dei media dallo scandalo del finanziere pedofilo. A Washington sono perfino comparsi manifesti che ribattezzano l’offensiva contro l’Iran ‘Operation Epstein Fury’, invece di ‘Epic Fury’. L’ipotesi, respinta dalla Casa Bianca come “ridicola”, circola in realtà anche tra esponenti politici di entrambi i partiti, commentatori e opinionisti. “Avviso pubblico: bombardare un paese dall’altra parte del mondo non farà sparire i dossier su Epstein, così come non lo farà il Dow Jones che supera quota 50.000”, ha scritto il repubblicano Thomas Massie, che si è scontrato ripetutamente con Trump in merito alla pubblicazione dei documenti. Graham Platner, un democratico del Maine, la pensa in modo molto simile: “Questa guerra viene fomentata anche perché il presidente figura nei dossier Epstein, così come altre persone alla Casa Bianca, e costoro sono terrorizzati dal fatto che ci siamo accorti di ciò che stanno combinando”. Nel giugno del 2025 Joe Rogan, il podcaster americano che vanta 11 milioni di ascoltatori mensili, espresse pensieri analoghi in seguito agli attacchi sferrati da Trump contro i siti nucleari iraniani: “Basta bombardare l’Iran e tutti dimenticano. Tutti si scordano della faccenda”.






