Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone si sono dichiarati oggi pronti a contribuire a un piano internazionale per garantire la sicurezza della navigazione commerciale nello strategico Stretto di Hormuz, parzialmente chiuso dall’Iran in risposta agli attacchi di Stati Uniti e Israele. Lo si legge in un comunicato congiunto diffuso da Downing Street, nel quale i sei Paesi condannano con forza anche gli attacchi attribuiti a Teheran. Gli alleati degli Stati Uniti che aiutano Washington a riaprire lo Stretto di Hormuz si renderebbero “complici” dell’aggressione. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, secondo quanto riportato dalla Cnn. Durante una telefonata con il suo omologo giapponese Toshimitsu Motegi, Araghchi ha affermato che l’attuale situazione nello Stretto è stata causata da Stati Uniti e Israele, e ha avvertito che la partecipazione di qualsiasi Paese al tentativo di rompere il blocco iraniano costituirebbe “complice dell’aggressione e degli efferati crimini commessi dagli aggressori”. “Noi condanniamo nei termini più forti – si legge nel comunicato diffuso a nome dei leader dei sei Paesi citati dall’ufficio del premier britannico Keir Starmer – i recenti attacchi dell’Iran contro navi commerciali disarmate nel Golfo, gli attacchi contro infrastrutture civili incluse installazioni per il gas e il petrolio e la chiusura de facto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane”. Nella nota, i firmatari si dicono quindi “pronti a contribuire agli sforzi per garantire un transito sicuro attraverso lo Stretto” ed elogiano tutte “le nazioni disposte a impegnarsi nella pianificazione preparatoria” di un’iniziativa rinviata apparentemente per il momento al futuro. I sei esprimono a seguire “profonda preoccupazione per l’escalation del conflitto” in Medio Oriente, per poi rivolgersi solo a Teheran: sollecitato a “cessare immediatamente le sue minacce”, a mettere fine alla deposizione di “mine”, ad “attacchi e lanci di droni o a qualunque altro tentativo di blocco dello Stretto” e ad aderire “alla Risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu”. Ricordano inoltre “il fondamentale principio di diritto internazionale della libertà di navigazione”, imputando “agli effetti delle azioni dell’Iran” i contraccolpi destinati a essere “avvertiti da persone di ogni parte del mondo, specialmente tra le più vulnerabili”. Sulla base della Risoluzione 2817, i sei chiedono in ultimo la fine di queste “interferenze” sul commercio marittimo e sulle catene per la fornitura globale delle fonti di energia, sollecitando “un’immediata moratoria complessiva degli attacchi sulle infrastrutture civili, incluse quelle del petrolio e del gas”. Non senza evocare “la prosperità e la sicurezza internazionale” come loro obiettivo e impegnarsi anche ad aiutare, assieme all’Onu e ad altri organismi, “le nazioni più esposte” alle conseguenze della guerra.
Stretto di Hormuz chiuso in Iran, piano per la riapertura di 6 Paesi: c’è anche l’Italia






