È morto a 84 anni Umberto Bossi, fondatore e storico leader della Lega Nord. Il “Senatur”, come veniva soprannominato da sostenitori e avversari, si è spento a Varese, città simbolo della sua lunga carriera politica. Bossi era nato il 19 settembre 1941 a Cassano Magnago, in provincia di Varese. Figura centrale della politica italiana degli ultimi quarant’anni, è stato l’ideatore del “Carroccio”, il movimento politico che ha fatto dell’autonomismo del Nord la propria bandiera, adottando come simbolo Alberto da Giussano, il leggendario condottiero della Battaglia di Legnano. La sua carriera politica è stata lunga e intensa. Bossi è stato eletto per otto volte alla Camera dei deputati, dall’XI alla XIX legislatura, un percorso iniziato nel 1992 e accompagnato anche da tre mandati al Parlamento europeo. Nel 2001 fece il suo ingresso al governo nel secondo esecutivo guidato da Silvio Berlusconi, ricoprendo l’incarico di ministro per le Riforme istituzionali e la devoluzione. Leader indiscusso della Lega fin dal 1989, Bossi aveva costruito il partito partendo dalle esperienze autonomiste del Nord. Dopo aver fondato nel 1982, insieme a Roberto Maroni e Giuseppe Leoni, la Lega Autonomista Lombarda, diede vita nel 1984 alla Lega Lombarda, di cui fu segretario fino al 1993. Il passo decisivo arrivò nel 1989, quando durante il raduno di Pontida nacque ufficialmente la Lega Nord, che riuniva i movimenti autonomisti delle regioni settentrionali. Gli anni Novanta segnarono la crescita elettorale del partito, favorita anche dal terremoto politico provocato dall’inchiesta Mani Pulite che portò al crollo della Prima Repubblica. Alle elezioni del 1992 Bossi fu eletto alla Camera con 240mila preferenze, mentre nel 1996 la Lega corse da sola ottenendo il 10,8% dei voti a livello nazionale, con picchi del 30% in Veneto, del 26% in Lombardia e del 18% in Piemonte. In quegli anni il leader leghista rilanciò con forza il progetto della Padania, sostenuto anche dal politologo Gianfranco Miglio, arrivando a promuovere il cosiddetto Parlamento del Nord. Nel 2004 la sua carriera subì una brusca battuta d’arresto quando fu colpito da un grave ictus cerebrale che lo costrinse a un lungo periodo di riabilitazione. Nonostante le difficoltà fisiche, Bossi tornò alla politica attiva e nel 2008 entrò nuovamente al governo come ministro delle Riforme nel quarto esecutivo guidato da Berlusconi.Il declino politico arrivò nel 2012, quando fu costretto a dimettersi dalla segreteria della Lega dopo lo scandalo legato alla gestione dei rimborsi elettorali del partito. L’inchiesta portò alla sua condanna nel 2017 a due anni e tre mesi per truffa ai danni dello Stato. Nonostante l’uscita di scena, rimase una figura simbolica del movimento, mantenendo il titolo di presidente a vita. Negli anni successivi il partito cambiò volto sotto la guida di Matteo Salvini, vincitore delle primarie del 2013 con l’82% dei voti. Bossi continuò comunque a sedere in Parlamento: nel 2018 fu eletto al Senato e nel 2022 tornò alla Camera come capolista della Lega per Salvini Premier in Lombardia, diventando il deputato più anziano in carica della legislatura. Personaggio divisivo ma indubbiamente centrale nella storia politica italiana, Bossi ha segnato un’epoca con il suo linguaggio diretto, le battaglie per il federalismo e l’autonomia territoriale e la costruzione di un movimento che, partito dalle valli del Nord, è arrivato a influenzare la politica nazionale per decenni. Con la sua scomparsa si chiude uno dei capitoli più significativi della Seconda Repubblica.
Addio a Umberto Bossi, il “Senatur” che fondò la Lega Nord e segnò la politica italiana






