È morto a 87 anni Paolo Cirino Pomicino, storico esponente della Democrazia Cristiana e protagonista di primo piano della politica italiana negli anni della Prima Repubblica. L’ex ministro si è spento nel pomeriggio del 21 marzo 2026 a Roma, dove era ricoverato da alcuni giorni nella clinica Quisisana. La notizia della sua scomparsa ha suscitato numerosi messaggi di cordoglio dal mondo politico, che lo ricorda come uno dei volti più influenti – e controversi – della stagione democristiana. Nato a Napoli il 3 settembre 1939, Pomicino si laureò in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Napoli, intraprendendo inizialmente la professione medica prima di dedicarsi completamente alla politica. Il suo ingresso nelle istituzioni avvenne negli anni Settanta: prima consigliere comunale a Napoli e poi, nel 1976, l’elezione alla Camera dei deputati, incarico che avrebbe ricoperto per quasi due decenni. Figura centrale della corrente andreottiana della Dc, guidata da Giulio Andreotti, Pomicino divenne rapidamente uno dei principali protagonisti della vita parlamentare. Il suo peso politico gli valse il soprannome, diventato celebre negli ambienti romani, di “’O ministro”, espressione napoletana che sottolineava la sua influenza nei palazzi del potere. Negli anni Ottanta arrivarono gli incarichi di governo. Nel 1988 fu nominato ministro della Funzione pubblica nel governo guidato da Ciriaco De Mita, mentre l’anno successivo entrò nell’esecutivo presieduto ancora da Andreotti come ministro del Bilancio e della Programmazione economica, ruolo che mantenne fino al 1992. In quella fase, caratterizzata da grandi trasformazioni economiche e politiche, Pomicino fu considerato uno dei principali artefici delle strategie economiche della Dc e uno dei più influenti dirigenti del partito nel Mezzogiorno. La sua carriera fu però segnata anche dalle vicende giudiziarie legate all’inchiesta di Mani Pulite, che all’inizio degli anni Novanta travolse l’intero sistema politico della Prima Repubblica. Pomicino finì al centro delle indagini per finanziamento illecito ai partiti e altri episodi di corruzione, vicende che contribuirono al declino della Democrazia Cristiana e alla fine di un’epoca politica. Nel corso degli anni successivi affrontò diversi processi e procedimenti giudiziari che segnarono profondamente la sua immagine pubblica. Nonostante la stagione di Tangentopoli, Pomicino non abbandonò la politica. Negli anni Duemila tornò sulla scena istituzionale: fu eletto al Parlamento europeo nel 2004 e successivamente, nel 2006, rientrò alla Camera dei deputati. Negli ultimi anni aveva assunto il ruolo di commentatore e osservatore della vita politica italiana, partecipando al dibattito pubblico con interviste, libri e interventi televisivi in cui rifletteva sulla fine della Prima Repubblica e sull’evoluzione dei partiti. Con la sua scomparsa se ne va uno dei protagonisti più discussi ma anche più rappresentativi di un’intera stagione politica italiana, quella della Democrazia Cristiana e dei governi che hanno guidato il Paese per quasi mezzo secolo. Un’epoca fatta di grandi equilibri parlamentari, correnti di partito e figure di potere che hanno segnato la storia della Repubblica.
Addio a Paolo Cirino Pomicino, protagonista della Prima Repubblica: morto a 87 anni l’ex ministro Dc






