giovedì, Marzo 26, 2026

Lo strappo in Forza Italia, senza il capogruppo Gasparri a Roma cambiano gli equilibri

di Daniele Reguiz

Le voci e i rumors si sono rincorsi per mesi: tavoli e tentativi di dialogo segreti e nascosti tra Milano e Roma. Oggi, con la notizia della stretta degli azzurri sulle dimissioni di Maurizio Gasparri (ex Alleanza Nazionale) a capogruppo di Forza Italia al Senato, è iniziato il rinnovamento del Partito guidato dal segretario nazionale Antonio Tajani. E le dimissioni di Gasparri arrivano dopo la cocente raccolta firme di un gruppo di senatori azzurri, tra cui Claudio Lotito e la ministra per Affari Costituzionali Elisabetta Casellati, che ha chiesto il passo indietro del Senatore che siede al parlamento dal 1992. Ma la vera e profonda spaccatura è tra la famiglia Berlusconi e quella élite del partito rimasta per troppo tempo aggrappata all’immaginare del fondatore Silvio Berlusconi e rifiutando ogni tentativo di “svecchiamento” all’interno del partito.

L’assenza del Cavaliere e i feudi azzurri
La lunga assenza del Cavaliere e la leadership moderata di Tajani hanno lasciato molto margine di autonomia a molti personaggi di spicco del partito che a loro volta hanno causato l’allontanamento di numerosi scontenti dal partito azzurro. Negli ultimi anni, sono stati numerosi gli addii a Forza Italia da parte di chi non si riconosceva più in un progetto autenticamente moderato, liberale e centrista.

La sconfitta al Referendum
Ad oggi, il partito sembra essersi trasformato in un feudo focalizzato più a scuotere gli equilibri della coalizione – mettendo alle strette Giunte e Governo con il proprio peso politico – che a cogliere le occasioni di confronto per attuare riforme concrete. Su questo scenario pesa l’ombra del recente Referendum: una sconfitta difficile da digerire per la famiglia Berlusconi, scesa in campo in prima persona a sostegno del “Sì”. In questo clima di tensione, Antonio Tajani ha ora chiamato a raccolta la segreteria e i responsabili territoriali per un confronto interno che si preannuncia decisivo.

Pesi e contrappesi a Roma e nel Lazio
Il Lazio, è appunto un feudo di Gasparri, Fazzone e Battilocchio, rispettivamente (ormai ex) capogruppo al Senato, Coordinatore regionale e coordinatore provinciale di Roma. Lungo il loro cammino dalle elezioni politiche del 2022 è lunga la scia di scontenti e sostenitori delusi dal gioco di pesi e misure messo in atto per guadagnare qualche poltrona in più e lasciando esclusi gli azzurri della prima ora. Negli ultimi tre anni la strategia è stata netta: alzare i toni e minacciare il ritiro del sostegno alla coalizione, anche a costo di compromettere il risultato elettorale o di stringere accordi tattici con il Partito Democratico. Una linea che, a livello territoriale, non è stata accolta ovunque con favore.

La Missione Egato
Per qualcuno l’obiettivo principale è l’acqua e l’istituzione di un Egato Regionale che superi le gestioni provinciali. Questo progetto, nato politicamente nella provincia di Latina, per essere realizzato, necessita del sostegno strutturale dei Dem in Regione, creando un cortocircuito identitario nel centrodestra. I “giochi di palazzo” coinvolgono direttamente la segreteria provinciale che, a poche settimane dal voto, non ha ancora siglato l’intesa con Fratelli d’Italia e Lega per un candidato unitario a Santa Marinella. Si guarda con ambiguità a Noi Moderati o a una corsa in solitaria a Santa Marinella, riproponendo lo schema già visto ad Anzio e Nettuno, dove l’iniziale frammentazione del centrodestra ha favorito la vittoria del centrosinistra.

Le mire dei forzisti
In questa scacchiera di rinnovamento a tremare sono anche i consiglieri regionali che, con Gasparri & Co., già stavano organizzando per le prossime tornate elettorali tra seggi sicuri e incarichi blindati. Su Roma erano già tutti pronti a prendere la propria fetta in vista delle elezioni Amministrative, Politiche e Regionali. Il consigliere regionale, ex pentastellato, è pronto allo scranno della Sala Giulio Cesare. L’ex deputato e capogruppo era pronto al salto alla Camera nel 2027 e il Mister preferenze azzurro, benedetto da Fazzone, era pronto alla riconferma, sempre se un colpo di mano del vicepresidente del consiglio regionale, ex lega, non dovesse strappargli lo scranno in Pisana all’ultimo.

Aumentano gli scontenti
La strategia di espansione guidata da Giorgio Simeoni ha raddoppiato le file del partito in Regione (da tre a sei consiglieri). Se da un lato questo ha aumentato il peso politico alla Pisana nella spartizione degli incarichi, dall’altro ha creato un forte malcontento interno. L’altra faccia della medaglia rivela che i sostenitori della prima ora, soprattutto della provincia di Roma si sentono messi all’angolo dai nuovi arrivati e iniziano a guardare con interesse verso altri lidi politici. In questo contesto, il “rinnovamento” è il momento giusto per reclamare spazi sottratti e l’appartenenza ai valori identitari di Forza Italia che Marina e Pier Silvio Berlusconi sono pronti a reclamare.

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