domenica, Maggio 31, 2026

Usa e Iran, colloqui a Islamabad. E’ la prima volta dal 1979. Navi della Marina Usa per la prima volta attraversano Hormuz

 

Sono in corso colloqui trilaterali faccia a faccia a Islamabad tra il vicepresidente statunitense JD Vance, l’inviato Usa per il Medio Oriente Steve Witkoff, il cognato di Trump Jared Kushner, il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il capo dell’esercito pakistano Munir. Lo riferiscono Al Arabya e Reuters, dopo le conferme all’avvio dei negoziati da Usa, Iran e Pakistan. I negoziati sarebbero i primi colloqui diretti tra Usa e Iran dalla fondazione della Repubblica islamica del 1979. Il dialogo potrebbe riprendere anche domani. “Diverse navi” della Marina statunitense hanno attraversato in queste ore lo Stretto di Hormuz: lo indica su X Barack Ravid, giornalista di Axios, citando un funzionario Usa. Il movimento, aggiunge, “non è stato coordinato con l’Iran”, ed è la prima volta che una mossa di questo tipo avviene dall’inizio della guerra. “Un numero enorme di petroliere completamente vuote, alcune delle più grandi al mondo, si stanno dirigendo proprio ora verso gli Stati Uniti per caricarsi del petrolio (e del gas!) migliore e più “dolce” del mondo”. Lo scrive il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in un post sul suo social Truth. “Abbiamo più petrolio di quanto ne abbiano le due maggiori economie petrolifere al mondo messe insieme, e di qualità superiore. Vi stiamo aspettando. Tempi di consegna rapidi!”, aggiunge. “L’Iran sta perdendo alla grande! La loro Marina è distrutta, la loro Aeronautica è distrutta, il loro apparato antiaereo è inesistente, le loro fabbriche di missili e droni sono state in gran parte annientate insieme ai missili e ai droni. L’unica cosa che gli resta è la minaccia che una nave possa ‘incagliarsi’ in una delle loro mine marine, e tra l’altro tutte le loro 28 navi posamine giacciono sul fondo del mare”. Lo ha scritto su Truth il presidente americano, Donald Trump. “Stiamo iniziando il processo di bonifica dello Stretto di Hormuz come favore ai Paesi di tutto il mondo, tra cui Cina, Giappone, Corea del Sud, Francia, Germania e molti altri. Incredibilmente, non hanno il coraggio o la volontà di fare questo lavoro da soli”. Lo scrive il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un post sul suo social Truth. “È molto interessante, tuttavia – aggiunge – che navi petrolifere vuote provenienti da molte nazioni siano tutte dirette negli Stati Uniti d’America per caricare petrolio”.
Il presidente Trump si scaglia nel post contro i “media delle fake news”, che starebbero riportando la vittoria dell’Iran mentre, scrive, “in realtà, tutti sanno che sta perdendo, e sta perdendo alla grande! La loro Marina è distrutta, la loro Aeronautica è distrutta, il loro apparato antiaereo è inesistente, il radar è morto, le loro fabbriche di missili e droni sono state in gran parte annientate insieme ai missili e ai droni stessi e, cosa più importante, i loro “leader” di lunga data non sono più tra noi”. Tuttavia l’Iran non è stato in grado di riaprire lo Stretto di Hormuz a un maggiore traffico marittimo perché non riesce a localizzare tutte le mine che ha posato nel canale e non ha la capacità di rimuoverle. Il New York Times citando funzionari Usa, spiega che questa situazione è uno dei motivi per cui Teheran non è stata in grado di conformarsi rapidamente alle richieste dell’amministrazione Trump di consentire un maggiore transito di navi attraverso lo stretto. L’Iran ha utilizzato piccole imbarcazioni per minare lo stretto il mese scorso, lasciando aperto un passaggio per il transito alle navi che pagano un pedaggio. I pasdaran hanno emesso avvisi di possibili collisioni tra navi e mine marine, e organi di stampa semi-ufficiali hanno pubblicato carte nautiche che mostrano rotte sicure, in gran parte limitate perché l’Iran ha minato lo stretto in modo disordinato, hanno affermato funzionari statunitensi. Non è chiaro se l’Iran abbia registrato la posizione di ogni singola mina. E anche quando la posizione è stata registrata, alcune mine sono state posizionate in modo da poter andare alla deriva o spostarsi, secondo i funzionari. Dopo sei settimane di guerra e la fragile tregua raggiunta nei giorni scorsi, Stati Uniti e Iran tentano la via del dialogo. La posta in gioco è altissima e i negoziati, che si terranno a partire da oggi in Pakistan, potrebbero determinare se il cessate il fuoco reggerà o se la guerra contro l’Iran che ha causato migliaia di morti, danneggiato l’economia mondiale e destabilizzato il Medio Oriente, riprenderà. Alla vigilia dei colloqui, Trump ha detto che i negoziatori statunitensi si stanno concentrando principalmente sull’obiettivo di impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari. Il presidente Usa ha anche dichiarato che lo Stretto di Hormuz riaprirà presto, “con o senza la collaborazione dell’Iran” e ha avvertito che intensificherà gli attacchi se non si raggiungerà un accordo di pace. Intanto, diplomatici libanesi e israeliani si sono sentiti telefonicamente nella serata di ieri e hanno concordato di incontrarsi la prossima settimana a Washington per discutere un possibile cessate il fuoco nel conflitto in corso tra Israele e Hezbollah, ha fatto sapere l’ufficio del presidente libanese Joseph Aoun. La delegazione iraniana arrivata a Islamabad per lo storico incontro con i rappresentanti degli Stati Uniti è composta da ben 71 persone. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Tasnim e rilanciato da Al Jazeera, il team di Teheran non comprende solo i negoziatori di alto livello, ma anche un vasto numero di consulenti esperti, team diplomatici, personale addetto alla sicurezza e rappresentanti dei media. L’Iran possiede ancora migliaia di missili balistici che potrebbe utilizzare recuperando lanciatori attualmente sepolti in strutture sotterranee. Lo scrive il Wall Street Journal citando fonti dell’intelligence Usa. Sebbene metà dei lanciatori missilistici iraniani siano stati distrutti o danneggiati, molti possono essere riparati e recuperati dai siti sotterranei, sostengono le fonti citate dal WSJ.  Funzionari statunitensi e israeliani affermano inoltre che, pur possedendo ora la metà dei missili rispetto a prima della guerra, l’Iran ha ancora migliaia di missili balistici a medio e corto raggio che può recuperare dai nascondigli o dissotterrare dal sottosuolo. Secondo alcuni funzionari statunitensi l’Iran potrebbe sfruttare il cessate il fuoco in corso per ricostituire i propri arsenali missilistici. Secondo quanto riporta il New York Times, che cita funzionari statunitensi, l’Iran non è in grado di individuare e rimuovere le mine nello Stretto di Hormuz, ne’ di riaprire le vie navigabili. L’Iran non è riuscito ad aprire lo Stretto di Hormuz perché non è stato in grado di individuare e rimuovere le mine navali che vi aveva posato, scrive il Nyt.  Teheran non ha la capacità di rimuovere le mine una volta individuate, il che complica ulteriormente i colloqui di Islamabad, dato che l’amministrazione Trump ha spinto per un maggiore transito di navi attraverso lo Stretto. Il 9 aprile un drone da ricognizione MQ-4C Triton della Marina statunitense, uno dei droni più costosi della flotta Usa, in pattugliamento nello Stretto di Hormuz, è precipitato da 52.000 piedi. Quando è sceso sotto i 10.000 piedi, il segnale del suo transponder si è perso. Lo scrive Forbes, citando il sistema di tracciamento di volo FlightRadar.  Secondo Forbes non c’è conferma ufficiale sul fatto che il drone sia precipitato, sia stato abbattuto da un missile iraniano o se in qualche modo sia riuscito a recuperare e a tornare alla base. Il Triton e’ un drone di grandi dimensioni, con un’apertura alare superiore a quella di un aereo di linea Boeing 737. Secondo le stime di Forbes, ogni drone Triton e’ costato all’amministrazione Usa circa 400 milioni di dollari. Si apre uno spiraglio diplomatico in Medio Oriente, ma i combattimenti non accennano a fermarsi. L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha confermato che Israele ha accettato di avviare negoziati di pace formali con il Libano a partire da martedì prossimo. L’annuncio è arrivato dopo uno storico primo colloquio telefonico tra Leiter e il suo omologo libanese, avvenuto sotto l’egida del Dipartimento di Stato americano. Nonostante l’apertura al dialogo, la linea di Gerusalemme resta intransigente sul piano militare. Leiter ha chiarito che non ci sarà alcun cessate il fuoco durante le trattative: no a tregue con Hezbollah: Israele considera l’organizzazione il principale ostacolo alla pace e intende continuare la lotta armata finché persisteranno gli attacchi. Negoziati separati: La disponibilità a discutere con il governo di Beirut non si estende a concessioni verso le milizie sul campo. Il percorso verso l’incontro di martedì è però in salita. Da un lato, gli Stati Uniti stanno esercitando forti pressioni su Israele affinché interrompa le operazioni belliche prima del summit pubblico. Dall’altro, il Libano ha posto il cessate il fuoco come condizione preliminare indispensabile per lo svolgimento dell’incontro.

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