giovedì, Aprile 16, 2026

Ladispoli, allarme alcol tra i giovani: consumo precoce e binge drinking, cresce la preoccupazione

Un fenomeno in continua evoluzione, sempre più intrecciato ai cambiamenti negli stili di vita, nelle modalità di socializzazione e nella gestione del tempo libero. Anche a Ladispoli l’attenzione si concentra sull’aumento del consumo di alcol tra i giovani, con segnali che ricalcano un trend nazionale ormai consolidato e sempre più preoccupante. Il primo approccio alle bevande alcoliche avviene infatti in età sempre più precoce e, spesso, con modalità rischiose. Tra queste spicca il binge drinking, ovvero l’assunzione eccessiva di alcol in un breve arco di tempo, una pratica che espone i ragazzi a conseguenze importanti sia sul piano della salute che su quello della sicurezza personale. A livello nazionale, i numeri delineano con chiarezza la portata del fenomeno: in Italia circa 1,26 milioni di giovani tra gli 11 e i 24 anni consumano alcol con modalità considerate a rischio. Di questi, oltre 600 mila sono minorenni. Un dato che non solo evidenzia la diffusione del problema, ma segnala anche un abbassamento dell’età del primo consumo e un incremento significativo tra le ragazze, segni evidenti di un cambiamento nei comportamenti e nei modelli culturali. Nel territorio della ASL Roma 4, di cui Ladispoli fa parte, il quadro rispecchia quello nazionale. Nel corso del 2025, il 23,87% degli utenti che si sono rivolti ai Servizi per le Dipendenze (SerD) lo ha fatto per problematiche legate all’alcol. La distribuzione mostra una prevalenza maschile (70%), ma con una presenza femminile tutt’altro che marginale (29%). Tra questi, il 2,5% rientra nella fascia d’età compresa tra i 14 e i 25 anni. Una percentuale che potrebbe apparire contenuta, ma che, secondo gli esperti, non restituisce la reale estensione del fenomeno tra i più giovani. Come evidenziato dalla direttrice della UOC SerD, Monica Sica, tra il primo contatto con l’alcol e la richiesta di aiuto possono trascorrere anche molti anni. Un ritardo che rende difficile intercettare precocemente i comportamenti a rischio e che suggerisce come il consumo problematico inizi ben prima dell’accesso ai servizi sanitari. Un quadro che impone una riflessione profonda anche a livello locale, dove la prevenzione e l’educazione assumono un ruolo centrale. Intervenire precocemente, infatti, significa non solo contenere i rischi immediati, ma anche prevenire conseguenze a lungo termine su una generazione sempre più esposta a modelli di consumo che cambiano rapidamente.

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