domenica, Aprile 19, 2026

Teheran: “Accordo con gli Usa ancora lontano”. Il ministro Crosetto sull’attacco di Hezbollah in Libano: “Vogliono destabilizzare la regione”

L’Iran torna a serrare lo Stretto di Hormuz, riportandolo sotto “stretto controllo”, in risposta alla prosecuzione del blocco statunitense sui suoi porti, a tre giorni dalla scadenza del cessate il fuoco tra Teheran e Washington e mentre un accordo di pace appare ancora lontano. Dopo aver annunciato venerdì una riapertura della cruciale rotta marittima, attraverso cui transita normalmente circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e gas, la Repubblica islamica ha fatto marcia indietro, ripristinando le restrizioni e alzando nuovamente il livello dello scontro. Poco dopo l’annuncio, almeno tre navi commerciali che tentavano di attraversare lo stretto sono state raggiunge da spari, mentre i Guardiani della Rivoluzione hanno avvertito che qualsiasi tentativo di avvicinamento sara’ considerato come una forma di cooperazione con il nemico e dunque preso di mira. Dura la reazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha accusato Teheran di “ricatto”.  Donald Trump ha convocato i principali consiglieri per discutere della nuova chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran. Lo riporta l’emittente israeliana, secondo cui il presidente degli Stati Uniti ha anche parlato al telefono nei giorni scorsi con il capo di stato maggiore del Pakistan, feldmaresciallo Asim Munir, e con funzionari iraniani. Secondo Channel 12, l’Iran ha minacciato di riprendere il lancio di missili contro Israele se non ci sarà un cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah in Libano. La notizia è stata confermata da altre fomnti ad Axios, secondo cui Donald Trump ha convocato una riunione nella Situation Room della Casa Bianca e sembra che, a meno di una svolta nei colloqui di pace, la guerra potrebbe riprendere da qui a pochi giorni. Non è ancora stata fissata una data precisa per la ripresa dei negoziati, nonostante le speranze di Trump di porre fine al conflitto prima della scadenza del cessate il fuoco, prevista per martedì.La fonte ha riferito ad Axios che alla riunione odierna erano presenti, tra gli altri, JD Vance, Marco Rubio, Pete Hegseth e Scott Bessent. Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Baqer Ghalibaf, ha dichiarato in un’intervista all’agenzia di stampa iraniana Tasnim che “ci sono stati progressi nei negoziati  con gli Stati Uniti, ma ci sono ancora grandi lacune”. “Abbiamo giunto a conclusioni su alcune questioni, ma non su altre, e sono state sollevate varie proposte. Siamo ancora  lontani da una discussione definitiva. Insistiamo su alcune questioni che per noi non sono negoziabili”. Ghalibaf, che ha guidato il team negoziale iraniano nei colloqui che  sono crollati nella capitale pakistana una settimana fa, ha aggiunto: “I negoziati a Islamabad non hanno eliminato la nostra diffidenza verso gli Stati Uniti, ma penso che la  comprensione reciproca tra le due parti sia diventata più realistica.” Ghalibaf ha poi spiegato: “Vogliamo una pace duratura affinché la guerra non si ripeta”, sottolineando che  la Repubblica islamica e gli Stati Uniti hanno opinioni differenti su diverse questioni nucleari e sullo Stretto di Hormuz e aggiungendo che su questi temi permangono ancora  divergenze di opinione. “Naturalmente, l’essenza della negoziazione è la comprensione, ma noi abbiamo i nostri principi”, ha aggiunto Ghalibaf chiarendo che nei colloqui  trilaterali “abbiamo sottolineato con forza la nostra totale sfiducia nei confronti dell’America”. Il segretario generale di Hezbollah ha elencato ciò che, a suo avviso, dovrebbe accadere dopo il cessate il fuoco tra Israele e Libano. In una dichiarazione diffusa dai media locali, Naim Qassem ha indicato cinque condizioni che vorrebbe vedere incluse in un accordo di pace con Israele, tra cui la cessazione permanente dell’aggressione in tutto il Libano; il ritiro delle forze israeliane dai territori occupati fino ai confini; il rilascio dei prigionieri; il ritorno degli abitanti nei loro villaggi e città fino al confine e la ricostruzione con il sostegno arabo e internazionale e la responsabilità nazionale. Il documento diffuso dal Dipartimento di Stato americano all’inizio della tregua di 10 giorni e che è stato firmato sia dal governo israeliano che da quello libanese, “non ha alcun significato pratico” ed è un insulto al Libano, ha dichiarato Qassem. Hezbollah, ha aggiunto, è “pienamente aperto alla massima cooperazione” con le autorità libanesi e si concentra sul “voltare pagina”.

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