L’Italia non esce dalla procedura europea per deficit eccessivo. L’Eurostat ha certificato un rapporto deficit/Pil al 3,1% per il 2025, sopra la soglia del 3%. Il governo, nel Documento di finanza pubblica (Dfp) approvato oggi dal Consiglio dei ministri, ha rivisto al ribasso la stima di crescita per il 2026 (dallo 0,7% allo 0,6%) e ha confermato una situazione di “eccezionale difficoltà” legata agli shock energetici provocati dal conflitto in Medio Oriente. Giorgetti: “Se stime confermate Italia fuori da procedura nel 2027, previsioni difficili”
“Il quadro previsivo conferma che il rapporto deficit/PIL sarà ricondotto al di sotto della soglia del 3 per cento entro quest’anno, e che anche negli anni seguenti si manterrà su un profilo discendente. Se tale andamento si confermerà nel corso di quest’anno, ciò consentirà all’Italia di uscire dalla procedura per disavanzi eccessivi nel 2027, in linea con la raccomandazione del Consiglio” afferma il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti nella premessa del Documento di finanza pubblica. “Il contagio” dello shock causato dal conflitto in Medio Oriente “è per il momento limitato agli indicatori finanziari e di percezione e non si è ancora propagato all’economia reale. Tuttavia, vi sono molteplici canali di trasmissione ed è al momento difficile predire con esattezza quali di questi si attiveranno e con quale intensità, non solo perché non è chiaro quanto si protrarrà il conflitto in atto, e in particolare quanto a lungo lo Stretto di Hormuz resterà totalmente o parzialmente chiuso, ma anche perché non è possibile stabilire la durata e l’entità degli impatti economici delle strozzature dell’offerta che si sono già verificate” scrive il ministro. Il titolare del Mef sottolinea: “Appare chiaro che il quadro di riferimento risulta in peggioramento rispetto allo scorso autunno, in conseguenza di elementi che operano in senso stagflativo: per tale motivo, la crescita economica è stata rivista al ribasso in ciascun anno fino al 2028, mentre l’inflazione è stata rivista al rialzo per quest’anno e per il prossimo”. Nella premessa viene poi sottolineato: “Il fatto che l’Italia si sia ritrovata in questo nuovo contesto con fondamentali macroeconomici, strutturali e di finanza pubblica in salute ha permesso finora di contenere l’impatto del mutato contesto globale. Se il Paese si fosse trovato in una situazione di maggiore fragilità, la reazione dei mercati sarebbe stata molto più accentuata di quanto abbiamo sin qui osservato”. “I margini di bilancio risultano particolarmente assottigliati in ragione sia del lieve deterioramento dei principali indicatori di finanza pubblica, sia della necessità di intervenire, in maniera ancora più decisa, per contrastare con interventi mirati gli effetti del rincaro delle materie prime energetiche. Di conseguenza, sarà necessario ridefinire le priorità e riprogrammare gli aumenti previsti in altri ambiti, ivi inclusa la difesa”. E scrive il ministro: “Di fronte a uno shock di tale portata, il governo continuerà a sostenere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese: sarebbe irresponsabile non farlo, perché il costo che ne deriverebbe in termini di danni persistenti all’economia e al tessuto sociale sarebbe inaccettabile. Al momento, come testimoniato dai provvedimenti adottati a partire dall’inizio dell’anno, gli interventi sono stati effettuati attraverso una riallocazione di altre componenti del bilancio, cosicché sono risultati neutrali dal punto di vista della finanza pubblica”. Nel Dfp, che sarà inviato a Bruxelles entro il 30 aprile, Giorgetti delinea un quadro realistico ma preoccupato. Per il 2026 il deficit è previsto al 2,9%, in calo al 2,8% nel 2027. Il debito pubblico si attesterà al 138% del Pil nel 2026 e 2027, per poi scendere al 137,9% nel 2028. Pesano ancora fortemente gli effetti residui del Superbonus: 40 miliardi quest’anno e altri 20 il prossimo. «Siamo in una situazione eccezionale», ha sottolineato Giorgetti. «Parlando con i colleghi europei mi ritrovo spesso a fare il medico nell’ospedale da campo: arrivano feriti da tutte le parti, non li possiamo curare con l’aspirina». E ha aggiunto, citando il vecchio allenatore Vujadin Boskov: «Rigore è quando arbitro fischia». Fino al 28 febbraio 2026 – giorno prima dell’escalation della guerra in Iran – il dibattito sull’uscita dalla procedura Ue lo interessava; «dopo mi ha interessato molto meno». Il titolare del Mef non esclude uno scostamento di bilancio unilaterale da parte dell’Italia: «Io non lo escluderei», ha risposto a chi gli chiedeva se Roma procederà da sola in Europa. «Quello che secondo me non è accettabile è la rigidità rispetto a un mondo che è completamente cambiato. Non sta in piedi». Giorgetti ha indicato come priorità assoluta «tamponare la situazione dell’incremento degli oneri dei combustibili, in particolare per gli autotrasportatori, perché è uno dei driver principali di tensioni inflazionistiche». Ha annunciato che l’esecutivo sta cercando risorse per il Dl Lavoro atteso la prossima settimana in vista del 1° maggio. Proprio il 1° maggio scade la proroga del taglio delle accise sui carburanti: «Valuteremo come proseguire», ha detto. Riguardo alla prossima legge di bilancio, l’ultima della legislatura – Giorgetti è stato chiaro: «Sicuramente la manovra dovrà essere adeguata alle situazioni del momento». Ha anche ammesso che prevedere con precisione l’andamento economico dei prossimi 6-10 mesi è impossibile: «Se pensate che il ministro dell’Economia sia in grado di fare una previsione corretta, mi sa che siete fuori strada. Purtroppo io prendo atto di decisioni che vengono prese ben oltre il governo italiano». Le opposizioni non hanno perso tempo. La capogruppo Pd alla Camera Chiara Braga ha parlato di «immobilismo» e «resa»: «L’assenza di iniziativa si trasforma in una resa». Il M5S è stato ancora più duro: «Emerge nitidamente il profilo di un ministro dell’Economia in difficoltà, non più in grado di governare le crescenti emergenze economiche. Pensi seriamente a dimettersi, ormai non c’è più una politica economica». Il Dfp certifica quindi un’Italia che cresce poco (0,6% nel 2026 e 2027, 0,8% nel 2028) e che deve gestire un debito ancora molto elevato in un contesto internazionale turbolento. Giorgetti ha chiesto flessibilità all’Europa e ha promesso pragmatismo a casa. Ora tocca a Bruxelles e al Parlamento Europeo decidere se concedere all’Italia lo spazio di manovra che il ministro ritiene indispensabile.
Deficit al 3,1%, l’Italia resta nella procedura Ue, il ministro Giorgetti: “Ora serve flessibilità”






