Un colpo di scena che ora ha rimesso tutto in discussione partendo dalla ricostruzione della procura di Pavia che dopo oltre un anno di indagini, spalanca una nuova ipotesi: ad uccidere Chiara Poggi – scrive – l’amico del fratello, Andrea Sempio, e che apre al contempo la proposta (si tratterebbe della terza presentata), di revisione del processo per Alberto Stasi, l’unico condannato per l’omicidio. Ipotesi contro la quale però, si scaglia subito la famiglia Poggi, che tramite i suoi legali replica: “Nuova ipotesi irreale, non tiene conto di dati già noti”. La proposta dovrebbe essere presentata a breve alla Corte d’Appello di Brescia dalla difesa dell’allora fidanzato della vittima, condannato a 16 anni di carcere, alla quale potrebbe fare da sponda un’analoga istanza da parte della procura generale sollecitata dai pm pavesi: “Appena ci sarà la discovery, leggeremo tutti gli atti e presenteremo la richiesta”, ha dichiarato Giada Bocellari, che storicamente assiste Stasi e che non nega di essere soddisfatta. La discovery – ossia il il momento in cui gli atti d’indagine vengono depositati e resi accessibili alle parti – attesa con la chiusura delle indagini previste dopo l’invito a comparire notificato a Sempio, convocato dai pubblici ministeri guidati da Fabio Napoleone, per il prossimo 6 maggio. Con il deposito della marea di documenti raccolti in questi mesi, il quadro che già nel nuovo capo di imputazione è descritto, potrà essere meglio definito, in modo da consentire ai legali dell’ex studente bocconiano di presentare la richiesta. Da ormai due giorni inquirenti e investigatori hanno scoperto ufficialmente le carte e Stasi, a tutti gli effetti, è uscito dalla scena del crimine. Questa volta lo scenario pare ben diverso da quello dei tempi delle altre due istanze poi rigettate dai giudici bresciani. Nella nuova imputazione è solo Sempio a rispondere di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti. Quattro sono gli elementi inediti rispetto all’inchiesta che portò alla condanna definitiva del 42enne: il movente, una nuova dinamica dell’aggressione a più fasi e con Chiara che si sarebbe difesa, i colpi inferti anche sulle scale della cantina e che per la prima vola sono stati quantificati in almeno 12. In relazione alle fasi dell’aggressione, sulla base anche delle nuove analisi medico-legali di Cristina Cattaneo e sulla ricostruzione delle macchie di sangue, si parla di una “iniziale colluttazione” seguita da colpi “reiterati” con un “corpo contundente” (tuttora l’arma non è stata individuata) che avrebbero fatto cadere Chiara “a terra”. Poi, l’allora 19enne l’avrebbe trascinata “verso la porta di accesso alla cantina” e là la 26enne avrebbe provato “a reagire”. A quel punto, Sempio, secondo l’accusa, l’avrebbe colpita “nuovamente” per almeno 3-4 volte, “facendole perdere i sensi”. E ancora l’avrebbe spinta facendola “scivolare lungo le scale che conducono in cantina”, dove, “nonostante lei fosse già incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi” soprattutto alla testa. Con questa ricostruzione, quindi, l’ipotesi che la condanna di Stasi possa essere stata un “errore giudiziario” è più concreta e comunque rende meno impervia la strada della revisione.







