Donald Trump lancia un nuovo ultimatum all’Unione europea: o Bruxelles dà piena attuazione all’accordo commerciale dell’anno scorso entro il 4 luglio, giorno del 250esimo compleanno degli Stati Uniti, oppure le tariffe sulle merci europee saliranno immediatamente a livelli molto più alti. Il messaggio, affidato al social personale del presidente, arriva dopo una telefonata con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. La mossa in realtà sposta in avanti la scadenza rispetto alla minaccia di pochi giorni fa, quando Trump ipotizzava dazi del 25% su auto e camion già a partire da questa settimana. Al centro della contesa c’è il cosiddetto accordo di Turnberry, raggiunto in Scozia il 27 luglio 2025. Secondo la Casa Bianca, quel patto impegna l’Europa ad azzerare le sue tariffe a fronte di un tetto massimo del 15% imposto dagli Stati Uniti sulla maggior parte dei prodotti europei. Trump accusa ora Bruxelles di essere inadempiente sulla ratifica. Il percorso dell’accordo è però tortuoso a causa di alcuni passaggi legali e politici, sia in America che in Europa. Il 20 febbraio 2026, la Corte suprema degli Stati Uniti inflisse un duro colpo alla strategia commerciale del presidente: i giudici stabilirono che Trump non ha l’autorità legale per dichiarare un’emergenza economica al fine di imporre i dazi. A seguito di questa bocciatura, il presidente ripiegò su una tariffa del 10%, giustificandola come misura temporanea legata alla sicurezza nazionale e agli squilibri commerciali. Ma proprio in queste ore arriva la notizia che la Corte commerciale americana ha respinto anche i dazi al 10%, giudicando che la legge del 1970 sulle tariffe non li consente. A Bruxelles, intanto, le trattative tra Parlamento, Consiglio e Commissione europea, concluse a notte fonda tra mercoledì e giovedì, non hanno portato alla ratifica dell’accordo a causa di divergenze tecniche e politiche. L’Eurocamera non vuole una ratifica automatica sotto minaccia e chiede l’inserimento di clausole di salvaguardia per gestire proprio l’imprevedibilità volatile di Trump: clausole che permettano di sospendere i benefici concessi agli Stati Uniti se Washington dovesse imporre nuove tasse a sorpresa o attuare forme di coercizione economica. Alcuni gruppi parlamentari esprimono preoccupazione anche per le minacce all’integrità territoriale europea, con esplicito riferimento alle dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia. Nonostante lo stallo, i vertici della Commissione europea e alcuni governi nazionali spingono per chiudere la partita il prima possibile, probabilmente entro il prossimo round negoziale del 19 maggio a Strasburgo. Sulla questione interviene anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che si prepara a incontrare il segretario di Stato americano Marco Rubio. Tajani ribadisce che le guerre commerciali non servono a nessuno, auspicando che il Parlamento europeo approvi gli accordi in tempi rapidi.
Nuovo ultimatum di Trump alla UE: “Sì all’intesa sui dazi entro il 4 luglio o le tariffe saliranno”







