domenica, Maggio 10, 2026

Trump: “Aspetto risposta da Iran” e sull’Italia: “Non c’era quando avevamo bisogno”

Un «siluro» scagliato direttamente da Mar-a-Lago rischia di affondare l’ambizione italiana di porsi come ponte privilegiato tra l’Europa e la Casa Bianca. In una telefonata esclusiva al Corriere della Sera, Donald Trump ha attaccato frontalmente il governo guidato da Giorgia Meloni, reo di non aver garantito il supporto sperato durante l’escalation militare contro Teheran iniziata lo scorso febbraio. «L’Italia non c’era quando avevamo bisogno di lei», ha ribadito il Tycoon, interrompendo ogni tentativo di mediazione diplomatica sui futuri impegni italiani, come la fornitura di dragamine dopo un eventuale cessate il fuoco. Il riferimento è chiaro: il diniego all’uso della base di Sigonella per le operazioni contro l’Iran e il mancato appoggio politico alla linea dura di USA e Israele. Il malumore del Presidente si traduce ora in una minaccia concreta: lo spostamento delle truppe americane. Se la Germania vede i suoi contingenti scivolare verso il fronte orientale della NATO, per l’Italia l’opzione sul tavolo è il ritiro puro e semplice. Una linea confermata dal Segretario di Stato Marco Rubio, che durante la sua visita a Roma ha lamentato come l’impossibilità di usare le basi europee per emergenze extra-continentali mini la logica stessa della permanenza USA nell’Alleanza Atlantica. Non è solo una questione di logistica militare. Trump ha scosso gli equilibri interni al governo italiano postando su Truth una vecchia intervista a Matteo Salvini relativa all’assoluzione nel processo Open Arms. Alla domanda sul perché di tale mossa, la replica è stata laconica quanto minacciosa: «Perché lo ritenevo appropriato». Un segnale che molti leggono come la volontà di Washington di rimescolare le carte nella coalizione di centrodestra, premiando la fedeltà incondizionata del leader leghista a scapito della cautela di Palazzo Chigi. Dall’esecutivo italiano la parola d’ordine è minimizzare. Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha assicurato che «non ci sono strappi», definendo l’alleanza bilaterale come qualcosa che «va oltre le persone e i governi». Sulla stessa scia il titolare degli Esteri Antonio Tajani, che ha ribadito la lealtà agli USA pur rivendicando l’autonomia di giudizio dell’Italia («sempre a schiena dritta»). Tuttavia, dietro la facciata diplomatica, cresce la freddezza. Giorgia Meloni sembra intenzionata ad affrancarsi da un legame con Trump che, dopo il conflitto iraniano, appare sempre più politicamente costoso e imprevedibile. Con le elezioni di midterm distanti solo sei mesi, tanto Palazzo Chigi quanto il Vaticano iniziano a guardare oltre l’era del Tycoon, sperando in un ridimensionamento del suo potere d’azione. Le Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane hanno minacciato di colpire siti statunitensi in Medio Oriente se le loro petroliere dovessero essere prese di mira dagli Usa. E questo mentre Washington attende la risposta di Teheran alla sua ultima proposta negoziale. “Qualsiasi attacco contro petroliere e navi mercantili iraniane si tradurra’ in una dura risposta contro uno dei siti americani e contro navi nemiche”, hanno dichiarato i Pasdaran, dopo gli attacchi statunitensi contro due petroliere iraniane nel Golfo dell’Oman. Da due giorni, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump attende la risposta dell’Iran all’ultima proposta di Washington per un accordo di pace. Venerdi’, un aereo da caccia statunitense ha aperto il fuoco e messo fuori combattimento due petroliere battenti bandiera iraniana, accusate da Washington di aver sfidato il blocco dei porti iraniani. Un funzionario militare iraniano ha dichiarato ai media locali che la marina ha risposto al fuoco. Questo incidente ha fatto seguito a un altro episodio  avvenuto la notte precedente nello Stretto di Hormuz, via marittima internazionale che l’Iran cerca di controllare per imporre pedaggi ed esercitare una pressione economica sugli Stati Uniti e i loro alleati. Per gli Usa e’ inaccettabile che Teheran controlli questa rotta petrolifera. Washington ha inviato all’Iran, tramite mediatori pakistani, una proposta per estendere la tregua nel Golfo al fine di consentire colloqui per una soluzione definitiva del conflitto, iniziato 10 settimane fa con gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran.Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che la proposta e’ ancora “in fase di valutazione”. Intanto, il capo della diplomazia statunitense Marco Rubio ha incontrato ieri il leader del Qatar, un intermediario chiave per Washington nel dialogo con l’Iran. Secondo quanto riferito dal portavoce del Dipartimento di Stato, Tommy Pigott nell’incontro si e’ fatto il punto sullo “stretto coordinamento per scoraggiare le minacce e promuovere la stabilita’ e la sicurezza in tutto il Medio Oriente”. Lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani del Qatar ha incontrato il giorno precedente il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance per discutere degli sforzi guidati dal Pakistan per mediare una pace duratura. Durante la guerra, l’Iran ha attaccato obiettivi in Qatar, sottolineando il ruolo del ricco emirato in quanto sede di un’importante base aerea statunitense.

“L’alleanza e’ solida ed e’ con gli Usa, non con Trump o Obama o con Biden. E resta, per un semplice motivo: perche’ l’Europa e l’Italia hanno bisogno dell’America, ma anche l’America ha bisogno dell’Europa e dell’Italia. Non gioverebbe a nessuno indebolire un continente come il nostro e un paese come il nostro, che sono strategicamente ed economicamente essenziali, anche per la sicurezza dell’intero Occidente”. Lo afferma il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in un’intervista al Corriere della sera, dopo l’incontro con il segretario di Stato Usa Marco Rubio. E sulle parole di Trump, il titolare della Farnesina osserva: “Voglio essere molto chiaro. Non e’ vero che l’Italia ‘non ha fatto nulla’. L’Italia e’ il paese piu’ presente sugli scenari militari e di conflitto aperti. Per tutti cito il Libano” e “non ci siamo mai tirati indietro, dall’Iraq all’Afghanistan, sono morti nostri militari per difendere pace e liberta’. Non puo’ essere sostenuto da nessuno che l’Italia fa poco” e di questo con Rubio “ne abbiamo parlato a lungo. Siamo alleati, lo resteremo, ma non possiamo essere d’accordo su tutto. Ci teniamo all’alleanza ma anche, esattamente come gli Usa, ai nostri interessi nazionali”. Quanto al Libano, “Roma appoggia con forza il negoziato”. “La tregua e’ cruciale, e’ decisiva, ma dobbiamo arrivare a un vero processo di pace che garantisca la effettiva sovranita’ del governo libanese e la sicurezza di Israele dagli attacchi di Hezbollah contro la popolazione civile. Il tema per le istituzioni libanesi e’ il disarmo di Hezbollah. E noi ci saremo”. E Hormuz? “I dragamine italiani potrebbero essere inviati a Hormuz per contribuire a garantire la liberta’ di movimento alle navi di tutto il mondo. E’ necessaria una tregua consolidata e un quadro di intese internazionali. Non vogliamo certo entrare in guerra ma faremo tutto il necessario per garantire il rispetto del diritto internazionale dei mari. Ne va anche della nostra sicurezza nazionale, e del benessere di cittadini e imprese italiane”. Gli Usa lo hanno capito? “Penso proprio di si'”, spiega Tajani, “i rapporti sono continui, e noi abbiamo bisogno di loro come loro di noi. Sull’Iran non siamo stati coinvolti, nemmeno avvertiti. Anche noi condividiamo l’obiettivo di pacificare la regione, auspichiamo un dialogo che porti alla pace. Non e’ in contraddizione”. Poi l’Ucraina: “La cosa importante e’ che i paesi dell’Unione mantengano alto e unitario il loro impegno a difesa dell’Ucraina. La nostra politica delle sanzioni e’ stata essenziale, dobbiamo e vogliamo sederci al tavolo”. Infine, l’estate che ci attende: se la sente di dire agli italiani ‘non abbiate paura’? “Si’. Ci sono cose su cui non decidiamo da soli, ma stiamo facendo tutto il possibile per evitare che i costi ricadano sui cittadini”, “insisteremo perche’ non solo le spese per la difesa ma anche per la crisi energetica non siano calcolate nei parametri del Patto di Stabilita’”, conclude Tajani

 

La produzione petrolifera in Iran non si ferma. Ad assicurarlo e’ stato il presidente della commissione Energia del Parlamento, Moussa Ahmadi, in un’intervista all’Isna.  “La produzione nei vari giacimenti petroliferi del Paese prosegue senza interruzioni”, ha assicurato, e “le pressioni sulle esportazioni di petrolio iraniano non hanno un grande impatto”.  Il problema, ha sottolineato, sono “le azioni nemiche contro petroliere iraniane che sono del tutto illegali. La sicurezza marittima nel mondo e’ stata messa in discussione”.

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