sabato, Maggio 23, 2026

La Nato verso la svolta: più spese militari e un’Europa protagonista nell’Alleanza

La Nato accelera sul rafforzamento della propria capacità militare e apre una nuova fase strategica: più investimenti nella difesa, maggiore autonomia europea e una redistribuzione delle responsabilità tra gli alleati. È questo il quadro emerso dalla ministeriale Esteri dell’Alleanza ad Helsingborg, dove le pressioni statunitensi per un riequilibrio interno hanno dominato il confronto tra i Paesi membri. Al centro del dibattito c’è l’obiettivo del 5% del Pil da destinare alla difesa, traguardo fissato al vertice dell’Aja e rilanciato con forza dal segretario generale della Nato, Mark Rutte. “La buona notizia è che i fondi stanno effettivamente arrivando”, ha dichiarato, sottolineando come numerosi alleati abbiano già avviato un rapido incremento delle risorse stanziate, con investimenti destinati a raggiungere nei prossimi anni “decine e poi centinaia di miliardi di euro” aggiuntivi. Accanto all’aumento della spesa prende forma anche un tema sempre più centrale: l’europeizzazione dell’Alleanza. Una prospettiva sostenuta apertamente dal ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, che ha definito l’attuale fase geopolitica “un’opportunità unica” per rafforzare il pilastro europeo della Nato in una fase di progressiva ridefinizione della presenza militare americana nel continente. Il tema è stato affrontato direttamente anche da Rutte, che ha accolto positivamente la decisione del presidente americano Donald Trump di inviare 5mila soldati in Polonia, ma ha ribadito la traiettoria strategica dell’Alleanza: “un’Europa più forte e una Nato più forte”, meno dipendente dagli Stati Uniti nel lungo periodo. Una trasformazione che l’ex premier olandese ha definito “Nato 3.0”. Dietro questa evoluzione pesa il messaggio inviato da Washington agli alleati europei. Secondo Rutte, “gli europei hanno recepito il messaggio”, sia sul fronte delle basi militari utilizzate dagli Stati Uniti sia su dossier strategici come la sicurezza dello Stretto di Hormuz. Un cambio di paradigma che riflette la volontà americana di redistribuire il peso degli impegni globali. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha cercato di rassicurare gli alleati, spiegando che la revisione della presenza militare statunitense in Europa “non è una misura punitiva”, ma una necessità legata al riequilibrio delle priorità strategiche di Washington. A fine riunione, Rubio ha espresso riconoscenza verso “i grandi alleati che hanno rispettato i loro impegni sulla spesa per la difesa”, smorzando i toni più duri espressi nelle ore precedenti. Il responsabile della diplomazia americana ha tuttavia lanciato un segnale d’allarme sulla capacità industriale dell’Alleanza: secondo Rubio, la Nato oggi “non produce munizioni a un ritmo sufficiente” per sostenere le future esigenze militari. Sulla stessa linea si è inserito il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, che ha invocato un rafforzamento del pilastro europeo della Nato e il superamento di una dipendenza strategica dagli Stati Uniti. “Bisogna far comprendere anche agli americani che noi siamo parte protagonista e non parte assistita”, ha dichiarato a margine dei lavori. Tajani ha inoltre proposto la creazione di un “defence industrial compact” tra i Paesi Nato, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione industriale nel settore della sicurezza. Il progetto è stato discusso durante una riunione ristretta con i Paesi dell’E5 insieme a Turchia, Paesi Bassi e Svezia, in vista del vertice di Ankara, al quale dovrebbe partecipare anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ampio spazio è stato dedicato infine al dossier ucraino. Rutte ha chiesto una distribuzione “più equa” degli aiuti a Kiev, osservando che attualmente “solo sei o sette Paesi sostengono il peso maggiore” del supporto militare. Da parte italiana, Tajani ha confermato il sostegno all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea, pur sottolineando la necessità di accompagnare il percorso con riforme strutturali e misure anticorruzione. “L’obiettivo finale – ha affermato – è vedere l’Ucraina diventare membro effettivo dell’Unione Europea, insieme ai Balcani occidentali”.

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