Al numero 137 di via cola di Rienzo un piccolo negozio di abbigliamento è sigillato. In testa campeggia un cartello in cui una agenzia immobiliare propone un nuovo affitto delle mura. A un isolato di distanza una grande catena commerciale italiana, punto di riferimento della strada simbolo del commercio romano, dal 2 aprile ha chiuso dopo aver svenduto tutto. Le due chiusure sono una goccia delle duemila attività con le serrande definitivamente sigillate ogni anno a Roma. Per queste attività a poco o nulla vale l’arrivo di milioni di turisti effetto anche del Giubileo. Non fanno massa critica e soprattutto non comprano. A questo si aggiunge il consumo interno legato a stipendi reali in calo del quasi otto per cento tra il 2008 e il 2023 come attestato da Banca d’Italia. La Confesercenti contesta anche la concorrenza sleale delle piattaforme digitali. Senza negozi di vicinato, aggiungono, non c’è neanche presidio del territorio e sicurezza sociale in centro come in periferia, nelle grandi città come nei borghi. Valter Giammaria appena rieletto al vertice di Confesercenti Roma e area chiede un passo in avanti con la “zes pro” per avere fiscalità di vantaggio e semplificazione amministrativa sotto l’ombrello delle amministrazioni locali. Queste richieste sono inserite in una proposta di legge di iniziativa popolare.







