martedì, Giugno 16, 2026

Pena ridotta nel processo all’operatore sanitario accusato di molestie

È stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione l’operatore socio-sanitario finito a processo con l’accusa di aver compiuto abusi ai danni di alcune pazienti ricoverate nel reparto psichiatrico di una struttura sanitaria di Viterbo. La sentenza è stata pronunciata dal collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi al termine della camera di consiglio del 15 giugno. La pena inflitta risulta significativamente inferiore rispetto alla richiesta avanzata dalla Procura, che aveva chiesto una condanna a 9 anni di reclusione. L’imputato era chiamato a rispondere di quattro capi di imputazione. Per l’episodio ritenuto più grave è stato assolto con la formula “perché il fatto non sussiste”. Un secondo capo è stato riqualificato in violenza privata, mentre per gli altri due episodi il tribunale ha riconosciuto la lieve entità dei fatti. Due delle quattro donne coinvolte nel procedimento si sono costituite parte civile. Per loro il tribunale ha disposto un risarcimento già quantificato rispettivamente in 7mila e 2mila euro. L’inchiesta aveva preso avvio l’11 settembre 2018, dopo la denuncia presentata da una delle pazienti alla polizia. Successivamente altre tre donne avevano riferito episodi analoghi, circostanza che aveva portato all’approfondimento delle indagini e all’arresto dell’uomo il 9 ottobre dello stesso anno. Nel corso del processo si sono confrontate due ricostruzioni opposte. La Procura ha sostenuto che gli episodi contestati fossero distinti ma caratterizzati da modalità ricorrenti, avvenuti in contesti di particolare vulnerabilità delle pazienti e in diversi ambienti della struttura sanitaria. Secondo l’accusa, l’imputato avrebbe approfittato delle condizioni psicologiche e cliniche delle donne, ponendo in essere comportamenti a sfondo sessuale non consensuali. In alcuni casi, inoltre, pur ricoprendo il ruolo di operatore socio-sanitario, si sarebbe presentato come infermiere. La difesa, rappresentata dall’avvocato Marco Russo, ha invece contestato l’impianto accusatorio, sostenendo che le dichiarazioni delle pazienti fossero state influenzate reciprocamente e definendo la ricostruzione dei fatti parziale. Durante l’arringa finale, protrattasi per due udienze, il legale ha parlato di un presunto “contagio dichiarativo” tra le persone offese. Il procedimento, iniziato nel 2019, si è sviluppato attraverso quasi venti udienze. Al termine del giudizio di primo grado il tribunale ha pronunciato la condanna a 4 anni e 8 mesi. Dopo la lettura della sentenza, l’avvocato Russo ha evidenziato la significativa riduzione della pena rispetto alla richiesta formulata dalla Procura, sottolineando l’assoluzione per il capo d’accusa più grave, la riqualificazione di uno degli episodi e il riconoscimento della lieve entità per gli altri due fatti contestati. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

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