sabato, Giugno 20, 2026

I RadicaTi col Card. Müller alla Camera contro l’eurogender

Il 17 giugno sera nella Sala conferenze stampa della Camera dei deputati la neocostituita associazione cattolica patriota “i RadicaTi dal diritto naturale alla legge”, o più sinteticamente “i Radicati”, ha organizzato la conferenza stampa “Diktat eurogender: radici cristiane, libertà religiosa & educativa a rischio in UE”. L’idea è nata dal presidente dei RadicaTi, l’avvocato Luigi Trisolino, giornalista, giurista della Presidenza del Consiglio dei ministri, e dopo la sua riconversione alla prospettiva cattolica anche attivista in Fratelli d’Italia, partito nel quale vuole preservare la vocazione di Giorgia Meloni alla difesa della cristianità. L’evento si è svolto in Camera in quanto sostenuto dall’onorevole Massimo Milani (FdI). Come ospite d’onore Trisolino ha invitato il Card. Gerhard Müller, da sempre su posizioni contrarie al gender.
Il cardinale è risultato politicamente brillante, una vera guida per le future generazioni di conservatori, e si è fatto fotografare stringendo in mano il logo dell’associazione dei RadicaTi, che ha una T maiuscola a forma di croce da cui si diffondono radici verdi e rosse su sfondo bianco. Insieme ai RadicaTi il cardinale si è sentito a suo agio e non ha risparmiato critiche esplicite verso Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, verso l’ideologia arcobaleno onnipresente in UE e verso una specie di neomarxismo che si sta diffondendo in Europa.
Ha aperto la conferenza Trisolino, che ha manifestato la sua contrarietà al c.d. “DDL Zan europeo”, approvato a maggio dal Parlamento UE attraverso una modifica della Direttiva del 2012 sulla tutela delle vittime di reati. La modifica approvata, da confermare in sede di Consiglio, introduce protezioni specifiche per chi subisce reati motivati dalla identità di genere della vittima, e vede pure l’introduzione del controverso aborto sicuro per le vittime di violenza sessuale. Per la prima volta entra l’aborto nella normativa europea, così come il concetto di identità di genere viene imposto dall’alto dall’UE alle legislazioni penali nazionali, Italia inclusa.
Per Trisolino l’inserimento dell’identità di genere e dunque dell’ideologia gender in quella importante e giusta direttiva, oltre a rovinare la normativa rappresenta un “diktat eurogender in una dittatura fattasi prima politicamente corretto e poi eurogiuridicamente corretto”. E aggiunge trattarsi dello “stesso gender che neutralizza, relativizza e nichilizza le identità culturali, le radici e i ruoli dei sessi biologici naturali maschile e femminile”. Denuncia inoltre una deriva pericolosa per la vera libertà di manifestazione del pensiero, sostenendo che “la vera libertà naturale è quella che ogni vittima di reato, in quanto persona, senza bisogno di inique etichette gender, deve vedersi riconosciuta dagli Stati e dall’UE sia sul piano legislativo, sia su quello giudiziario”. Ha poi criticato l’eurodeputato PD Alessandro Zan, che dopo il voto di maggio sul gender ha esultato scrivendo che “Parte del mio DDL entra nel diritto UE, è una vittoria di civiltà”. Contro le posizioni di Zan il presidente dei RadicaTi si era espresso già nel 2021 ai tempi del DDL Zan italiano, quando ancora era su posizioni libertarie radicali prima di riconvertitosi al pensiero cattolico conservatore. A maggior ragione oggi, da promotore dei valori non negoziabili ritiene che “le risposte penali devono sì essere dissuasive contro ogni forma di odio, ma adesso non possiamo far entrare dalla finestra europea ciò che i progressisti non sono riusciti a far entrare dal portone italiano del diritto penale nel 2021 con il DDL Zan, allora affossato in Senato”.
Secondo Trisolino, dunque, “le sacrosante libertà religiose e educative sono messe a rischio da questo provvedimento UE illibertario, che tratta le vittime in modo irragionevolmente diverso a seconda delle presunte identità di genere”. Ha concluso dicendo: “Di fronte al moralismo immorale dell’eurogender noi che amiamo le radici cristiane dell’Europa, che speriamo di veder presto riconosciute esplicitamente nei Trattati UE, ci opponiamo, pur consci che il pensiero unico progressista e globalista ci vorrà far sedere dalla parte del torto. Ne saremo onorati”.
Il deputato Milani, poi intervenuto, ha sottolineato la dimensione “sociale” e “comunitaria” del cattolicesimo, lontana dalle dinamiche individualiste dominanti, le quali però sono surrettiziamente inserite nel provvedimento UE sulle vittime, deviandolo ideologicamente.
Al cardinale è invece spettato l’intervento d’onore, in cui ha velocemente passato in rassegna la storia delle idee politiche che hanno lentamente minato la cristianità europea, sino alla degenerazione comunista dove lo Stato diventa “tutto” e “tutto vuole controllare”. Müller ha criticato il fatto che l’Europa non si concentra tanto sulla geopolitica quanto fa per esportare le teorie radicali, l’abortismo, l’eutanasia, il genderismo, in contesti di “relativismo morale e totalitarismo di genere”, in un vero revival giacobino e neomarxista. “La bandiera arcobaleno è diventata un feticcio dinanzi al quale tutti i cittadini dell’UE devono inginocchiarsi”, ha sostenuto il cardinale. Quanto alla assolutizzazione della scienza e dell’uso politico di questa, ha affermato: “La scienza che amplia la coscienza della nostra natura e della storia, e contribuisce al miglioramento della condizione della vita umana nei campi della tecnologia e della medicina, è pienamente riconosciuta e promossa in modo collaborativo dai cristiani e dalla Chiesa. Viene invece respinto lo scientismo, come ultima istanza ideologico-politica che riduce l’uomo a sola funzione, che distrugge la sua dignità di persona capace di pensare autonomamente e di decidere liberamente”.
Così in tutta la Sala stampa della Camera e in tutti i luoghi dei tanti ascoltatori in diretta streaming sulla TV Camera e da YouTube, ha risuonato imponente la sua stilettata alla sua conterranea presidente della Commissione europea: “Non ho bisogno della signora von der Leyen per sapere ciò che io devo pensare”, scatenando l’applauso di spettatori e giornalisti presenti.

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