Nella requisitoria del Pubblico Ministero Luigia Spinelli chiesti 22 anni di reclusione per Antonio Lovato, 39 anni, datore di lavoro di Satnam Singh,31 anni, il bracciante indiano morto nel giugno 2024, divenuto il simbolo della lotta contro il caporalato. Lovato è alla sbarra per omicidio volontario con dolo. In una dichiarazione pre-requisitoria del PM l’imputato si è impegnato a stare vicino alla moglie di Satnam, Soni e agli altri familiari della vittima Il bracciante poteva essere salvato e si è scelto di non farlo. Un macchinario artigianale avvolgi-plastica per i meloni nell’azienda della ditta individuale dell’accusato a Borgo Santa Maria, gli aveva tranciato un braccio ma all’epoca dei fatti, Lovato scelse di accompagnarlo nell’abitazione in cui risiedeva con la sua consorte, invece di chiamare i soccorsi o portarlo all’ospedale. Satnam è deceduto al San Camillo di Roma dove era stato elitrasportato, due giorni dopo. Era il 19 giugno di due anni fa. Dopo sette chilometri, senza essere portato in ospedale, “Navi” è stato abbandonato con la moglie in Via Genova, a Castelverde (già comune di Cisterna) davanti alla casa dove era ospitato da una coppia di italiani. Copiosa la perdita di sangue dal braccio mutilato e dalle gambe in condizioni gravissime, Navi è morto due giorni dopo in un letto dell’ospedale San Camillo di Roma dove era stato elitrasportato. “Satnam – ha detto il pubblico ministero – era un lavoratore invisibile perché era privo di permesso di soggiorno. Il 7 luglio prossimo dovrebbe concludersi il processo con le arringhe difensive.







