Si accende il dibattito attorno al futuro del bosco di Valcanneto, dove il Comune ha previsto un intervento che secondo il neonato movimento civico “Unione dei Valori” rischia di trasformarsi in un abbattimento radicale di circa il 70% dell’area verde. Una decisione che il movimento definisce «un provvedimento frettoloso e privo di una reale visione ecologica», mentre da settimane residenti e comitati della frazione etrusca portano avanti una mobilitazione per chiedere lo stop al piano. La protesta si è già tradotta in una petizione popolare, anche sulla piattaforma change.org, e in una serie di segnalazioni inviate agli enti competenti, compresa la Città Metropolitana, nel tentativo di fermare o rivedere l’intervento previsto sull’area boschiva. Dal canto suo l’amministrazione comunale appare orientata a proseguire sulla base della relazione tecnica che ha individuato nell’abbattimento e nella successiva “cura” del restante patrimonio arboreo la soluzione per il ripristino delle condizioni di sicurezza e salute del bosco. Una posizione che, tuttavia, non ha convinto né i cittadini né le associazioni ambientaliste, che contestano l’impostazione dell’intervento ritenendola eccessivamente invasiva e potenzialmente dannosa per l’ecosistema locale. A prendere posizione ora è anche “Unione dei Valori”, che affianca le proteste dei residenti e rilancia il tema della tutela ambientale e della qualità della vita. Il movimento sottolinea come un taglio massiccio degli alberi comporterebbe, a suo giudizio, conseguenze significative sul microclima della zona, soprattutto durante i mesi estivi, privando i residenti di un’area verde considerata fondamentale per l’equilibrio ambientale e per il benessere delle famiglie. Nel loro intervento viene richiamato anche il caso del bosco di Palo Laziale, dove nel 2007 un intervento analogo su piante colpite da patogeni non avrebbe risolto definitivamente il problema, secondo il movimento, ma avrebbe portato a un progressivo degrado prima di un successivo recupero attraverso interventi più mirati. Preoccupazioni vengono espresse anche sul piano idrogeologico, con particolare riferimento al Fosso di Valcanneto, lungo il quale si sviluppa l’area boschiva. Secondo “Unione dei Valori”, l’utilizzo del letto del fosso come area di deposito temporaneo della legna potrebbe aumentare i rischi in caso di eventi meteorologici estremi, con possibili esondazioni e criticità legate al deflusso delle acque. A ciò si aggiungerebbe, sempre secondo il movimento, un possibile impatto sul valore immobiliare delle abitazioni circostanti. La richiesta avanzata dai cittadini e dal movimento civico non è però quella di un blocco totale degli interventi, ma di una revisione del progetto. «I cittadini non chiedono l’immobilità, ma il buonsenso», è la posizione espressa, con l’invito a concentrare gli interventi solo sulle alberature secche, malate o pericolanti, preservando invece il resto dell’ecosistema. In questa direzione viene chiesta anche l’istituzione di un tavolo di confronto permanente tra amministrazione comunale, tecnici, biologi ed esperti ambientali insieme alla cittadinanza attiva, con l’obiettivo di valutare soluzioni alternative. Nel frattempo la mobilitazione continua e la petizione popolare resta aperta, mentre il confronto tra Comune e cittadini si fa sempre più acceso sul futuro di uno dei principali polmoni verdi del territorio.
Ladispoli, scontro sul bosco di Valcanneto: il movimento civico “Unione dei Valori” contro il piano di abbattimento del 70% degli alberi







