sabato, Luglio 4, 2026

Ladispoli, un anno di tutela per i tesori naturali: celebrati bosco di Palo, Palude di Torre Flavia e i fratini della costa

Un anno di attività dedicato alla tutela e alla valorizzazione dei tesori naturalistici del territorio è stato celebrato a Ladispoli con un incontro ospitato presso la biblioteca Peppino Impastato, dove si è fatto il punto sulle principali aree protette cittadine: il bosco di Palo Laziale, la Palude di Torre Flavia e la presenza sempre più simbolica dei fratini, i piccoli uccelli caradridi a rischio estinzione che da tempo hanno scelto la costa ladispolana come sito di nidificazione. L’iniziativa, intitolata “La conservazione degli uccelli caradridi”, ha rappresentato un momento di confronto tra istituzioni, mondo scientifico e associazioni ambientaliste, mettendo al centro il lavoro svolto sul territorio per la salvaguardia degli ecosistemi costieri. All’incontro hanno preso parte i referenti di Città Metropolitana di Roma Capitale, dell’amministrazione comunale, volontari e diverse realtà ambientaliste impegnate nella protezione delle aree naturali locali, in un percorso condiviso che negli ultimi anni ha visto crescere attenzione e progettualità. Tra gli interventi anche quello del consigliere comunale e delegato alle Aree protette Filippo Moretti, che ha sottolineato il valore della collaborazione tra enti e mondo accademico, evidenziando il ruolo centrale dei progetti di ricerca attivati sul territorio. «La cosa che mi entusiasma di questo progetto del Cnrr in sinergia con Corrado Battisti, gestore della Palude – ha spiegato Moretti – è che c’è il coinvolgimento delle università di Roma Tre e della Tuscia con molti studenti laureandi che hanno preparato le loro tesi di Scienze naturali ed Ecologia ambientale proprio operando qui sul campo con noi, sotto la nostra supervisione». Gli studenti hanno infatti svolto attività di ricerca direttamente nelle aree protette, approfondendo tematiche legate all’ecosistema marino, alla vegetazione costiera e al contrasto all’erosione, contribuendo al tempo stesso alla manutenzione e alla salvaguardia della Palude di Torre Flavia. Un lavoro che, secondo quanto emerso durante la giornata, rappresenta un esempio concreto di integrazione tra formazione accademica e tutela ambientale, con ricadute dirette sulla conoscenza e sulla protezione di un patrimonio naturalistico considerato strategico per il litorale laziale. L’attenzione resta ora puntata sulla continuità dei progetti e sul rafforzamento delle attività di monitoraggio, in un contesto in cui la presenza dei fratini continua a essere considerata un indicatore fondamentale dello stato di salute dell’ecosistema costiero.

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