Davanti al gip di Roma, Mario Adinolfi ha respinto con decisione le accuse che lo hanno portato agli arresti domiciliari: truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. Reati contestati nell’ambito della cosiddetta “scommessa collettiva”, un circuito di raccolta fondi promosso sui social e legato ai rendimenti delle scommesse sportive. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, Adinolfi ha ammesso di “essere un giocatore”, ma ha negato qualsiasi intento fraudolento. Ha spiegato che il gruppo di scommettitori era composto da circa novanta persone, tra cui professori universitari, liberi professionisti e notai. Tutti, ha sottolineato, inviavano denaro volontariamente, e lui “lo raccoglieva”. Adinolfi ha sostenuto di aver restituito somme anche molto consistenti a diversi partecipanti: Ha inoltre negato di essere un evasore fiscale, descrivendo la propria vita come “morigerata”, priva di viaggi o spese di lusso: I suoi avvocati, Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo, hanno chiesto la revoca della misura cautelare, sostenendo che Adinolfi abbia risposto “correttamente e serenamente” a tutte le contestazioni. Secondo la difesa, l’attività contestata sarebbe stata lecita, frutto di una richiesta di gioco collettivo, e gran parte del denaro sarebbe stata restituita. Le uscite contestate sarebbero di 1,5 milioni di euro mentre le restituzioni dichiarate di 1,3 milioni di euro. Una “simmetria” che, secondo i legali, sarebbe stata valutata solo in senso negativo dagli inquirenti.







