venerdì, Luglio 31, 2026

Ladispoli nella morsa dell’afa, previste temperature fino a 37 gradi: sui social esplode la polemica sul verde pubblico

Primo agosto all’insegna del caldo estremo a Ladispoli, dove il termometro è destinato a sfiorare i 37 gradi con un tasso di umidità intorno al 70 per cento. Una combinazione che renderà l’aria particolarmente afosa, con condizioni climatiche paragonabili a quelle di alcune delle aree più torride del pianeta, come le coste dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi affacciate sul Mar Rosso e sul Golfo Persico, ma anche ai climi monsonici dell’India e al bacino amazzonico del Brasile durante la stagione delle piogge. A delineare lo scenario nei giorni scorsi è stato Lorenzo Tedici, responsabile media di iLMeteo.it, annunciando l’arrivo della quarta ondata di calore dell’estate, destinata a interessare l’Italia per almeno dieci giorni, fino al 9-10 agosto. Tra le località che subiranno gli effetti più intensi dell’anticiclone figura proprio Ladispoli, dove la previsione ha acceso il dibattito tra i residenti. Sui social numerosi cittadini hanno puntato il dito contro le scelte dell’amministrazione comunale in materia di verde pubblico e sviluppo urbanistico, sostenendo che la progressiva riduzione delle aree verdi abbia contribuito ad accentuare la percezione del caldo. «Mentre i comuni vicini mantengono viali alberati, parchi e oasi d’ombra, Ladispoli ha scelto la via dell’avanguardia – scrive con sarcasmo la signora Tiziana – grazie a un perfetto connubio tra scelte politiche e spinte edilizie, in questa città non è rimasto quasi più un fazzoletto di terra che non sia stato coperto da una colata di mattoni e di asfalto. Il verde? Un’utopia. Forse, per qualcuno, un lontano ricordo d’infanzia». Tra le critiche più ricorrenti c’è anche la sostituzione delle tamerici sul lungomare, da via Marco Polo a Marina di Palo passando per il centro, con nuove palme, una scelta che secondo diversi cittadini avrebbe ridotto sensibilmente le zone d’ombra lungo il litorale. «Due fusti desertici che non garantiscono un millimetro d’ombra e che, se tutto va bene e sopravvivono a questa steppa bruciata, cresceranno a sufficienza quando i pronipoti del sindaco saranno ormai nonni. Grazie a questo deserto di mattoni e all’assoluta latitanza di politiche ambientali lungimiranti abbiamo ufficialmente importato il microclima delle zone più torride dell’America Latina», conclude la residente. Un malcontento destinato probabilmente ad aumentare nei prossimi giorni, mentre la città si prepara ad affrontare il picco della nuova ondata di calore.

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