lunedì, Agosto 3, 2026

La Spagna attacca l’Italia: “Governo non all’altezza sui migranti”. L’esecutivo Meloni chiede un hub in Africa sul “modello Albania”

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La crisi migratoria di Ceuta deve essere affrontata come una questione europea, richiede maggiore solidarietà fra gli Stati membri e “ci sono stati alcuni governi che non sono stati all’altezza” fra cui l’Italia. Lo ha detto il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, in una intervista a Tve alla vigilia della riunione dei ministri dell’Interno Ue.

“Ci sono stati governi che non non sono stati all’altezza” ha dichiarato il ministro, e anche alcuni politici e partiti in Spagna, che hanno assunto posizioni a suo dire “irresponsabili”. “Il governo italiano è stato uno di questi”. La ministra spagnola della Difesa, Margarita Robles, ha chiesto oggi a Rabat di “fare piena luce” sulla massiccia ondata migratoria verso Ceuta e di indagare “fino in fondo per sapere cosa è accaduto” condannando allo stesso tempo il fatto che, dall’altro lato della frontiera dell’enclave iberica, “si mandino i giovani verso la morte”.

Finora Madrid aveva evitato di puntare l’indice sul Marocco e sia il premier Pedro Sanchez che i ministri dell’Interno e degli Esteri, Fernando Grande-Marlaska e José Manuel Albares, nell’assicurare la “piena collaborazione” di Rabat, hanno attribuito la più grande crisi migratoria vissuta nella città autonoma in nord Africa alle mafie e alle reti di trafficanti di esseri umani. I cinque punti citati sono “essenziali” del contrasto alla migrazione e lo testimonia il fatto che, negli ultimi due anni gli arrivi degli irregolari sono scesi del “55%”, quest’anno del “37%”, spiega la numero uno della Commissione nella lettera al premier spagnolo Sanchez.

Secondo la leader europea l’incidente di Ceuta va interpretato come una lezione: “Insieme, gli europei possono migliorare la loro resilienza, la loro preparazione, la loro risposta”. La collaborazione del Marocco è stata decisiva nella gestione della crisi migratoria di Ceuta e ora serve un maggiore sostegno dell’Unione europea per affrontare “l’enorme specificità dell’ultima frontiera terrestre dell’Europa con l’Africa” ha affermato oggi il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, in un’intervista all’emittente pubblica Tve. Rispondendo alla domanda se Madrid consideri Rabat un socio affidabile, dopo la crisi, Albares ha replicato: “Mi rimetto ai fatti e i fatti sono che dal primo momento il Marocco ha offerto la sua collaborazione per impedire i flussi di persone e, soprattutto, perché ritornassero immediatamente, come sta accadendo” ha detto il capo della diplomazia spagnola. “La volontà del Marocco è che fino all’ultimo migrante torni in Marocco” ha aggiunto.

Il ministro ha definito “un fatto inedito” gli ingressi in massa via mare e terra giovedì di almeno 50.000 persone (stimate dal governo iberico), ma ha sostenuto che lo è anche “il rimpatrio in 48 ore di queste migliaia di persone in totale collaborazione col Marocco”. Albares ha fatto appello a “mantenere aperti i canali diplomatici” col Paese magrebino. E ha chiesto un maggiore coinvolgimento di Bruxelles: “L’Europa sostenga e aiuti la Spagna nell’enorme specificità dell’unica frontiera terrestre che l’Europa ha con l’Africa, che è la frontiera più diseguale del pianeta e che va gestita con il Marocco e con la solidarietà dell’Europa” ha osservato. Secondo Albares, la crisi è stata alimentata soprattutto dalla circolazione di false notizie online, che hanno indotto migliaia di giovani a riversarsi a Ceuta. “La disinformazione è stata l’elemento chiave per disinnescare questo movimento senza precedenti” ha segnalato. E ha sostenuto che “bisogna monitorare i social network e combattere la disinformazione”.

Il ministro ha infine denunciato che “c’è stata una sincronizzazione dell’internazionale reazionaria, che con grande rapidità ha amplificato quanto stava accadendo e diffuso menzogne e false notizie sullo spazio Schengen”. L’Italia, con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, porterà al tavolo del Consiglio europeo convocato per martedì la proposta di creare nuovi hub per il rimpatrio di migranti irregolari “modello Albania”, ma finanziati con fondi europei e localizzati quasi tutti in Africa. L’anticipazione del Corriere della Sera, di Repubblica e Stampa viene confermata da fonti di governo.

Ci sarebbe già una lista preliminare di Paesi che potrebbero essere coinvolti come “Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia, Montenegro ed Etiopia”. L’altra richiesta italiana al tavolo dovrebbe essere l’attuazione stringente del programma “Gsp+”, approvato quest’anno e in vigore dal primo gennaio del 2027, sistema che lega i vantaggi daziari per i Paesi in via di sviluppo all’effettiva collaborazione nel riammettere i propri cittadini che soggiornano illegalmente nell’Ue”.

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