mercoledì, Agosto 5, 2026

Stati Uniti e Iran vicini ad un accordo per riaprire Stretto di Hormuz

- Advertisement -

Gli Stati Uniti, l’Iran e l’Oman sono vicini a un accordo provvisorio di 2 mesi per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Lo riferisce Axios, sulla base delle informazioni fornite da due fonti regionali e da un funzionario americano. Gli Usa puntano ad annunciare l’intesa nella giornata di oggi. L’accordo, dopo lo stop agli attacchi ordinato dal presidente Donald Trump, mira a ripristinare il cessate il fuoco e a favorire la ripresa dei negoziati sul programma nucleare di Teheran. “Stiamo avendo ottimi colloqui”, dice Trump in un’intervista a Fox News, minacciando per l’ennesima volta conseguenze durissime per la repubblica islamica se lo Stretto non verrà riaperto “molto presto”. “Lo Stretto sarà aperto molto presto o verranno colpiti duramente. E poi lo Stretto sarà aperto. Stavamo per effettuare un attacco tremendo, il più pesante dalla Seconda Guerra Mondiale. Mi hanno chiamato e mi hanno detto molto educatamente: ‘Per favore, possiamo parlare?’. Ho detto: ‘Sì, possiamo parlare. Facciamolo l’accordo finalmente'”. La fumata bianca prevederebbe un’intesa per 60 giorni che potrebbe essere prorogata. Secondo la bozza a cui fa riferimento Axios, tutto il traffico navale in entrata attraverso lo Stretto e verso il Golfo Persico seguirebbe una rotta settentrionale, nelle acque territoriali iraniane. Tutte le navi in uscita, verso il Mar Arabico, si muoverebbero lungo una rotta meridionale, nelle acque territoriali dell’Oman, in coordinamento con l’Iran. Nell’arco dei 2 mesi non verrebbero applicati pedaggi. Le parti si impegnerebbero a bonificare la rotta mediana dello Stretto dalle mine navali entro 30 giorni. Con le condizioni di sicurezza ristabilite, la rotta centrale verrebbe utilizzata in entrata e in uscita in base ad un accordo permanente da discutere da Oman e Iran. Axios fa notare che già 3 settimane fa gli Stati Uniti e l’Oman, con vari mediatori, ritenevano di essere vicini ad un’intesa. Poi, però, Washington ha ripreso i raid contro obiettivi iraniani. Ora, il nuovo tentativo negoziale con la partecipazione di Qatar, Pakistan e Arabia Saudita. Nei giorni scorsi, ci sono state diverse telefonate tra l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il ministro degli Esteri omanita Badr al-Busaidi. Il sì di principio di Araghchi alla bozza dell’accordo sarebbe arrivato già nel weekend. Il complicato processo di approvazione a Teheran è stato completato nella giornata di martedì con il via libera della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, e del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. La svolta arriverebbe dopo lo stop di Trump ai raid. Il presidente degli Stati Uniti nel weekend ha fermato gli attacchi, sospendendo – a quanto pare – i piani per una massiccia offensiva. Il quadro delineato dalla Cnn, in realtà, evidenzia che le forze armate statunitensi avrebbero esaurito quasi l’80% degli intercettori, un pilastro del sistema di difesa missilistica. Dai vertici militari, inoltre, sarebbero arrivati ‘warning’ sulle scorte di munizioni a disposizione del Pentagono, definite “pericolosamente basse”. In questo contesto, la soluzione diplomatica diventerebbe quasi una strada obbligata.

 

 

Articoli correlati

Ultimi articoli