La crisi idrica che da anni interessa i Castelli Romani e il quadrante sud della provincia di Roma torna al centro dell’attenzione con una nuova richiesta di Acea alla Regione Lazio. La società ha infatti chiesto formalmente di aumentare del 41,7% il prelievo di acqua dalle sorgenti del Pertuso, pari a 150 litri al secondo in più, con un prelievo previsto nell’arco delle ventiquattro ore. Una richiesta che, per dimensioni e continuità, restituisce la fotografia di una situazione ormai ben lontana da quella di una semplice difficoltà stagionale e che coinvolge direttamente anche i territori di Ardea e Pomezia, insieme ai Comuni dei Castelli Romani. Per il secondo anno consecutivo, il sistema idrico si trova così a fare i conti con una disponibilità di risorsa che non appare sufficiente a garantire condizioni ordinarie senza ricorrere a interventi straordinari. L’aumento richiesto da Acea si inserisce infatti in un quadro caratterizzato da una pressione crescente sulle falde e sulle sorgenti, con la necessità di individuare ulteriori quantità d’acqua per sostenere la domanda e assicurare la continuità del servizio nei territori interessati. Il dato più significativo è proprio la dimensione della richiesta: 150 litri al secondo aggiuntivi, in modo continuativo, che corrispondono a un incremento del 41,7% rispetto al quantitativo attualmente prelevato dalle sorgenti del Pertuso. La questione assume particolare rilevanza per Ardea, comune che negli ultimi anni ha dovuto confrontarsi con le conseguenze di una situazione idrica sempre più delicata, soprattutto nei periodi di maggiore consumo. La richiesta avanzata alla Regione conferma inoltre che le difficoltà non possono più essere interpretate esclusivamente come un problema legato ai mesi estivi, quando l’aumento delle temperature e dei consumi tende fisiologicamente a mettere sotto pressione la rete. Il problema affonda le proprie radici in una situazione che si protrae da tempo: l’area è sottoposta dal 2009 a misure straordinarie per la crisi delle falde, che comprendono anche il divieto di realizzare nuovi pozzi o di intervenire modificando quelli già esistenti. Una situazione che limita la possibilità di ricorrere a nuove captazioni locali e rende ancora più importante la gestione delle risorse disponibili. La richiesta di Acea dovrà ora essere valutata dalla Regione Lazio, chiamata a prendere in considerazione le esigenze di approvvigionamento del territorio e, contemporaneamente, la necessità di tutelare un sistema delle falde già sottoposto da anni a condizioni di particolare criticità. Per Ardea e Pomezia, così come per gli altri Comuni interessati, la vicenda rappresenta un ulteriore campanello d’allarme sul futuro dell’approvvigionamento idrico. L’aumento del prelievo dal Pertuso potrebbe contribuire a fronteggiare le esigenze immediate, ma il quadro complessivo pone interrogativi sulla sostenibilità di una strategia basata sull’incremento delle captazioni in un territorio dove la crisi delle falde ha già imposto restrizioni straordinarie. La partita dell’acqua si sposta dunque nuovamente sui tavoli regionali, mentre nei territori del quadrante sud di Roma cresce la necessità di soluzioni strutturali capaci di garantire la disponibilità della risorsa nel lungo periodo, evitando che ogni nuova estate si trasformi in una nuova emergenza.








