Sfide estreme sui social: almeno 400mila teenager conoscono le loro pericolosità

Il social cinese TikTok
Quasi 400 mila studenti italiani di età compresa fra i 15 e i 19 anni ammettono di aver sentito parlare delle sfide sui social media. Le ragazze in particolare, più dei coetanei, dichiarano una maggiore frequentazione dei social network e avvertono il proprio comportamento come problematico. È quanto emerge dallo studio Espad #iorestoacasa 2020 condotto dall’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa. La velocità strabiliante con cui mode e meme dilagano sul web, raggiungendo potenzialmente milioni di giovani e giovanissimi in brevissimo tempo, il contesto sociale della pandemia in cui queste mode si innestano, la tendenza degli adolescenti ‘residenti digitali’ a misurare l’autostima in like e visualizzazioni: questo il contesto in cui le ‘challenge’, le sfide che i ragazzi devono superare pubblicandole sui social network o sui forum online, salite alla ribalta della cronaca per i tragici casi che nell’arco di pochi giorni avrebbero portato alla morte di due bambini, hanno visto un’impennata di popolarità. A partire da quelle più innocue, come la ‘Chubby bunny challenge’ che consiste nel pronunciare il nome della sfida con un marshmallow in bocca, alla più celebre ‘Water bottle flip challenge’, divenuta virale grazie ai numerosi atleti famosi che vi hanno preso parte, fino alle più folli in cui addirittura si rischia la vita, più o meno consapevolmente. Lo studio Espad Italia rileva annualmente dal ’99 informazioni su abitudini, consumi e stili di vita della popolazione studentesca italiana su un campione di circa 15 mila adolescenti, sotto la direzione scientifica di Sabrina Molinaro (Laboratorio di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari del Cnr-Ifc). “Se certi consumi e comportamenti a rischio risultano stabili – premette Molinaro – lo studio si propone di intercettare le nuove mode e attrazioni che fanno la loro comparsa tra le abitudini giovanili a velocità sempre più sostenuta. Negli ultimi anni lo studio cui partecipa l’Istituto di fisiologia clinica del Cnr ha visto crescere l’attività sui social media in tutta Europa: era il 78% dei sedicenni a passarvi regolarmente il tempo nel 2015 ed è il 94% nella rilevazione 2019. “Sono in particolare le ragazze a frequentare assiduamente i social network e, più dei coetanei, a percepire il proprio uso come problematico: se in media il 46% degli studenti europei (il 53% in Italia) ritiene di essere ad alto rischio di problemi legati all’uso dei social, tra le ragazze tale percentuale sale al 54%, contro il 37% dei ragazzi (rispettivamente 62% e 44% i dati italiani)”, prosegue Molinaro. I dati raccolti mostrano come gli studenti italiani tendano a spendere in media sempre più tempo online. Mentre diminuiscono i 15-19enni che affermano di passare sui social meno di un’ora al giorno (dal 34% nel 2018 al 20% nel 2020), aumentano coloro che vi spendono fra le due e le quattro ore (dal 41% al 51%) e chi riferisce di restare in chat e sui social per più di quattro ore (dal 25% al 29%)”. Dai dati della speciale edizione dello studio condotta nel corso del lockdown (ESPAD #iorestoacasa 2020) emerge che circa il 15% degli italiani fra i 15 e i 19 anni, pari a circa 400 mila studenti, ha sentito parlare di challenge: soprattutto le ragazze (il 18% contro il 13% dei ragazzi) e i minorenni. Nel 45% dei casi ne hanno sentito parlare da amici, nel 41% da conoscenti, nel 30% da sconosciuti e nel 14% dei casi da parenti. Una piccola parte degli studenti (il 3%, circa 80 mila) afferma di aver ricevuto una proposta di partecipare a queste sfide e, di questi, quasi un quinto (16 mila studenti) ha accettato. I partecipanti alla ricerca hanno compilato anche lo Short Problematic Internet Use Test, un test di screening finalizzato all’individuazione di chi presenta un utilizzo di internet considerato a rischio di dipendenza. Dalle analisi è emerso che quasi il 10% degli studenti presenta un profilo di utilizzo a rischio, con prevalenze maggiori tra le ragazze e tra i minorenni. “In particolare, questi studenti più spesso hanno sentito parlare delle challenge rispetto a quelli non a rischio e hanno riferito di conoscere persone che vi hanno partecipato e di aver ricevuto proposte di partecipazione: più del doppio rispetto agli studenti non a rischio, 12% contro 5% – conclude Molinaro – Le challenge sono un fenomeno rischioso, sfaccettato e di difficile interpretazione dal momento che molte sono nate con scopi benefici o come semplici giochi da fare in compagnia seppure a distanza. Tuttavia in un’età dove la ricerca della trasgressione è intrinseca e in un’era in cui la viralità dei messaggi arriva a milioni di ragazzi e di bambini, la dispercezione del rischio può avere conseguenze molto gravi”.