Covid, negli Usa le vittime hanno superato quota 670mila. In arrivo la terza dose

Le vaccinazioni anti Covid
Numeri da capogiro, che fanno paura. Negli stati uniti il bilancio complessivo dei morti per Covid-19  ha superato quota 670mila: è quanto emerge dai conteggi della Johns Hopkins University. Secondo l’università americana, dall’inizio della pandemia nel Paese sono decedute 670.009 persone a fronte di un totale di 41.785.979 contagi accertati. Gli Usa sono il Paese con il maggior numero di casi e di vittime del coronavirus in termini assoluti.   E i numeri giornalieri continuano a spaventare: soltanto ieri 157.957 nuovi casi e 2.293 decessi. La maggior parte dei contagi riguarda giovani e giovanissimi. E la maggioranza delle vittime è non vaccinata o con vaccinazione incompleta. Proprio per questo il governo Usa spinge per ampliare il più possibile la campagna di vaccinazione e anche per inoculare una terza dose di vaccino a chi ha già avuto accesso alla vaccinazione completa. Mentre è certo che il presidente Biden riceverà presto una terza dose nelle prossime ore negli Usa gli esperti della Food and Drug Administration si riuniranno per esprimere la loro opinione sull’universalizzazione dell’ulteriore richiamo fortemente voluto proprio dall’inquilino della Casa Bianca. La questione però, nel mondo accademico a stelle e strisce, è tuttora controversa. L’annuncio fatto ad agosto dall’amministrazione Biden sull’attuazione di una campagna di richiamo che sarebbe stata lanciata dal 20 settembre per tutti gli americani che avessero ricevuto la loro seconda dose otto mesi prima ha infatti preso in contropiede molti esperti, cauti sui possibili effetti collaterali che questa dose aggiuntiva potrebbe indurre, e critica in un momento in cui molti paesi hanno avuto accesso solo a un numero molto limitato di dosi. La cautela della Fda si evince da un documento pubblicato proprio in vista della riunione in programma. “In generale – scrivono gli esperti – i dati indicano che i vaccini anti-Covid autorizzati negli Stati Uniti conferiscono ancora protezione contro forme gravi di Covid-19 e morte”. Va sottolineato comunque che le raccomandazioni di questo comitato non sono vincolanti, ma è molto raro che non vengano seguite. Qualsiasi forma di sfiducia che la Fda potesse esprimere suonerebbe, tuttavia, come una colpa rivolta all’amministrazione Biden, che ha annunciato di voler rivaccinare tutti gli americani prima ancora di consultare le agenzie scientifiche. La spinta sull’acceleratore del presidente appare del resto più che comprensibile dato l’ancora fortissimo impatto dell’epidemia sul territorio americano. Da parte loro, però, molti degli esperti che frenano sul ricorso alla terza dose sottolineano che i dati dei contagi e dei morti, ancorché preoccupanti, riguardino ormai per lo più coloro che fanno parte del vasto bacino di non immunizzati, che negli Usa conto ancora più di 65 milioni di persone. Due alti funzionari della US Medicines Agency hanno quindi già apposto i loro nomi su una lettera pubblicata su The Lancet contro una terza dose “in questa fase della pandemia”. In ogni caso, se questi esperti voteranno a favore di una dose di richiamo per gli americani, spetterà poi a un altro comitato, guidato dalla principale Agenzia federale per la salute degli Stati Uniti (CDC), decidere chi dovrebbe ricevere per la terza volta il vaccino. Il CDC si riunirà il 22-23 settembre e ha comunque già stabilito che gli adulti di età superiore ai 65 anni, i residenti in case di cura e gli operatori sanitari dovrebbero avere la priorità. Da parte sua, per convincere della necessità di questa dose aggiuntiva, Pfizer prevede di gettare sulla bilancia una serie di studi che fotografano la ridotta protezione contro le infezioni che si riscontra pochi mesi dopo la somministrazione delle prime due dosi. Tuttavia, un numero crescente di studi americani mostra che due dosi sarebbero sufficienti per conferire un’elevata protezione contro le gravi conseguenze della malattia, anche se a livelli leggermente inferiori negli anziani. Insomma, il dibattito è aperto anche se, data la velocità con la quale la variante Delta continua a diffondersi tanto negli Usa quanto nel resto del mondo, non potrà che concludersi in breve tempo.