martedì, Aprile 28, 2026

Trump si è costituito ad Atlanta: l’arresto, poi la foto segnaletica

Donald Trump si è consegnato alle autorità della Georgia, nel famigerato carcere di Atlanta, ed è stato formalmente arrestato per 13 capi di imputazione, tra cui cospirazione e violazione della legge anti racket, nel procedimento che lo vede imputato per aver tentato di sovvertire il voto in Georgia nel 2020. E’ stato schedato, poi rilasciato. Per lui si tratta della quarta incriminazione con altrettanti arresti, ma in questo caso per lui sono scattati anche, per la prima volta, la foto segnaletica e il rilevamento delle impronte digitali, come un criminale comune. Trump ha evitato la cella grazie a una cauzione da 200mila dollari e a divieti severi di parlare con testi e co-imputati o di minacciarli, anche via social. Nessuno sconto però sulla prassi dell’arresto, neppure su quella foto segnaletica col timbro dell’ufficio dello sceriffo che macchia l’immagine di chiunque. L’immagine è stata poi rilanciata dallo stesso tycoon su X, social sul quale non postava dall’8 gennaio 2021, con la scritta: “Mai arrendersi”. Un passaggio che il tycoon intende vantare con orgoglio trasformando la foto in icona del suo martirio politico-giudiziario e in gadget elettorale (il primo saranno le t-shirt). Un’onta riservata a tutti gli altri 18 imputati, compreso il suo ex avvocato Rudy Giuliani, un tempo famoso procuratore anti mafia e ‘sindaco d’America’ per la leadership dimostrata dopo gli attacchi alle Torri Gemelle, ora alla sbarra e al verde, anche se non ha voluto rivelare chi ha pagato la sua cauzione da 150mila dollari e il jet privato con cui è arrivato.”Non ho fatto nulla di sbagliato. E’ un giorno molto triste per l’America”, ha affermato Trump poco dopo essersi consegnato alle autorità di Atlanta. “Quello che è accaduto è una parodia della giustizia, un’interferenza elettorale, non abbiamo mai visto nulla del genere in questo Paese”. Il quarto arresto di Trump arriva all’indomani del primo dibattito presidenziale repubblicano in tv, che il tycoon ha tentato di boicottare con un’intervista pre-registrata all’amico Tucker Carlson trasmessa su X alla stessa ora. Un botta e risposta compiacente dove ha ribadito la tesi delle “elezioni truccate” senza escludere altre violenze e ha preso di mira quello che considera il suo unico rivale, il “corrotto” Joe Biden, permettendosi di ignorare i suoi otto sfidanti in tv. Del resto solo due lo hanno attaccato frontalmente, mentre sei si sono detti pronti a sostenerlo se sarà lui il nominee, e il suo giovane emulo populista Vivek Ramaswamy lo ha definito addirittura “il miglior presidente del XXI secolo”, incassando le sue lodi sui social. Tanto che c’è chi dice, come l’ex consigliere di Barack Obama, David Axelrod, che il vero vincitore del duello televisivo è stato “l’elefante non nella stanza”.

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